Bancarotta Oma: la procura punta sul telefono di Masciarelli

2 Ottobre 2020

Oggi confronto tra le parti sull’uso del materiale sequestrato al manager, ritenuto regista dell’operazione I magistrati vanno alla ricerca di altri elementi per definire il rapporto tra Angelucci e l’ex presidente Fira

PESCARA. L’inchiesta sulla bancarotta dell’imprenditore Mauro Angelucci segna un passaggio giudiziario importante con la definizione di un atto irripetibile in contraddittorio fra le parti. Stiamo parlando di un confronto fra i sostituti procuratori Andrea Di Giovanni e Luca Sciarretta, che si occupano del caso, e i difensori di Giancarlo Masciarelli (gli avvocati Giuliano Milia e Marco Femminella), l’ultimo indagato finito in questa delicata inchiesta. Nel febbraio scorso Masciarelli fu destinatario di una perquisizione disposta dalla procura, e del contestuale avviso di garanzia per concorso in bancarotta fraudolenta. In quella occasione, gli investigatori della guardia di finanza acquisirono tutti gli strumenti informatici dell’indagato, ex presidente della Fira, a suo tempo coinvolto nello scandalo dei finanziamento Docup e nella sanitopoli abruzzese: procedimenti dai quali ne uscì con un provvidenziale patteggiamento a 3 anni e 4 mesi, dopo la riunione di entrambi i processi.
Adesso la procura vuole capire cosa possano contenere telefoni e supporti informatici, accertare cioè se vi siano eventuali elementi a sostegno dell’ipotizzato coinvolgimento di Masciarelli nella bancarotta dell’imprenditore finito sotto inchiesta per il fallimento della Oma (Officina Metalmeccanica Angelucci spa), dichiarato dal tribunale il 22 ottobre 2019. Ma per affidare a un consulente tecnico l’incarico di effettuare una copia forense dei contenuti dei supporti informatici e dei telefonini, occorre il contraddittorio con i difensori di Masciarelli.
Un passaggio di un certo rilievo, che la procura finora non ha potuto disporre a causa dello stop imposto dalla pandemia da Covid, e che adesso diventa piuttosto urgente anche per capire quale potrebbe essere il prosieguo dell’inchiesta avviata già da tempo. I magistrati, in sostanza, vanno alla ricerca di ulteriori elementi, rispetto a quelli già acquisiti, per stabilire che tipo di rapporto esisteva tra Angelucci e Masciarelli e quale sia stato il vero ruolo di quest’ultimo nelle faccende societarie. Un ruolo che si ipotizza di regista occulto delle attività del gruppo Angelucci finito in un vortice che ha poi portato al fallimento non soltanto della Oma, ma anche della Holding del gruppo.
La Oma prima presentò la domanda di concordato preventivo, al quale però non diede mai seguito con la presentazione dell’indispensabile piano concordatario da depositare in tribunale, poi decise l’autofallimento. E questo anche se la società di Angelucci (ex presidente di Confindustria ed ex presidente della Camera di Commercio di Chieti-Pescara) aveva ceduto una quota delle sue azioni alla Simest (del gruppo Cassa Depositi e Prestiti), ricevendo una boccata di ossigeno da 10 milioni di euro che, però, non servì ad evitare il fallimento. Decisioni che, secondo l’accusa, potrebbero aver avuto come regista appunto Masciarelli che aveva già scrittoquel copione per Gianni Paglione, imprenditore delle auto di lusso. E ulteriore filo conduttore sarebbe che Angelucci fu l’imprenditore che subentrò a Paglione nelle sue attività.
Subito dopo le perquisizioni, Masciarelli si presentò in procura per farsi interrogare e per spiegare che quella con Angelucci fu soltanto una consulenza: chiamato a verificare conti e carte della società dichiarata fallita, non avrebbe mai ricoperto nessun incarico all’interno della stessa Oma. E questa verifica del contenuto dei supporti informatici sequestrati a Masciarelli dovrà servire a fare piena luce su questo rapporto con Angelucci, e permettere alla procura di chiudere il cerchio e definire questo complesso procedimento che conta anche altri indagati, mesi fa oggetto di acquisizione di documenti.
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