Bandi Ue, stop alle frodi

13 Dicembre 2016

Chiusi all’Aquila i seminari Finanza-Autorità Ipa Adriatic

L'AQUILA. Come si risponde a un bando per accedere ai finanziamenti europei? Come si "confeziona" un progetto? Cosa si deve fare per rendicontare all'Europa il modo in cui le risorse ottenute sono state spese? Sembrano domande scontate, e invece sapersi "accaparrare" i finaziamenti europei è un terno al lotto per chi non ha le conoscenze appropriate per farlo. Se non si sa rendicontare l'Europa non rimborsa, un problema per un privato che potrebbe anche fallire e un danno allo Stato se a sbagliare è una pubblica amministrazione. Non sapere rispondere ai bandi europei con progetti fatti bene si traduce nella perdita di risorse importanti per fronteggiare una crisi aziendale, una difficoltà occupazionale, per aprire un'azienda o avviare infrastrutture. Una catena che si traduce in una perdita doppia, perché al cofinanziamento che ogni Paese - Italia compresa - paga all'Europa per partecipare a una serie di programmi (15 milioni quelli per la cooperazione territoriale), alla lunga non corrisponderà una ricaduta effettiva di investimenti sul territorio. Proprio per cercare di diffondere le buone pratiche dell'accesso ai programmi di cooperazione territoriale (e anche combattere le frodi che ledono il budget europeo) l’Autorità di gestione del programma Ipa Adriatic, l'aquilana Paola Di Salvatore, e il Nucleo antifrode della Guardia di Finanza della presidenza del Consiglio hanno messo in campo un ciclo di seminari tra gli 8 Stati che fanno parte del programma Ipa Adriatic (Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Montenegro, Sloveina e Serbia). Ieri la giornata conclusiva all'Auditorium della Guardia di Finanza dell'Aquila dove si è tenuta la conferenza “La prevenzione e il contrasto delle irregolarità e delle frodi nei programmi di cooperazione territoriale europea”, in cui sono stati riportati dati e messe sul tavolo le strategie per diffondere una metodologia condivisa nella gestione dei fondi tra i Paesi membri. Al tavolo dei relatori, tra gli altri, anche il comandante del Nucleo antifrode della Guardia di finanza, Francesco Attardi, il presidente del consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio, l'europarlamentare della Commissione per lo sviluppo regionale Michela Giuffrida e testimonianze dall’Albania e dalla Bosnia-Erzegovina. L'obiettivo è «evitare di giungere a un'attività di recupero a posteriori», ha spiegato Di Salvatore, «puntando invece a prevenire: formare i territori e le pubbliche amministrazioni. Non bisogna avere timore di impattare con i fondi europei finendo per non accedervi, ecco perché è fondamentale conoscere le regole e le procedure amministrative di rendicontazione finanziaria». I casi di irregolarità nella gestione dei fondi europei sono l'84%, le frodi il 16%. L'Abruzzo si trova al 18esimo posto in Italia per numero di frodi e irregolarità, ma è al sesto posto per impatto finanziario, per un totale di 2,2 milioni di euro. Il numero più alto di casi è nel settore agricolo, ma le somme più consistenti "frodate" sono nei fondi strutturali (soprattutto appalti), dove la normativa è prolissa e agevola spesso anche i professionisti della criminalità organizzata.

«L'Abruzzo», ha spiegato la Di Salvatore, «ha un grande potenziale per partecipare ai programmi di cooperazione», che deriva anche dall'essere sede di Ipa Adriatic, e per la sua centralità geografica. Ed è proprio dall'Autorità di gestione che arriva l'aiuto giusto «organizzando giornate di studio formative con me e il mio staff, in modo del tutto gratuito».

Marianna Gianforte