Bando per la bonifica da verificare «Riapriamo l’inchiesta parlamentare»

3 Gennaio 2017

Il presidente della commissione bicamerale Bratti: serve un supplemento d’indagine sull’appalto In ballo i lavori, mai partiti, per quasi 40 milioni di euro. E il recupero del polo chimico contaminato

di Ilaria Proietti

ROMA

«C. redo ci siano tutti gli elementi per riaprire il lavoro di indagine fatto su Bussi. Dedicando particolare attenzione alla questione della gara: bisogna verificare questo appalto che non si è ben capito che sorte avrà e se sia stato impostato su criteri corretti. Anche perché esiste un chiacchiericcio diffuso, anche su questo aspetto, che rischia di creare ulteriore caos. E non ce n’è davvero bisogno». Così il presidente della Commissione d’inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti, Alessandro Bratti.Che sarà in Abruzzo nei prossimi giorni insieme ad una delegazione di Palazzo San Macuto per presentare la relazione su Bussi già depositata in Parlamento. Ma quel lavoro va evidentemente aggiornato.

Indagini suppletive. «Serve un supplemento, anche perché sono accaduti diversi fatti nuovi negli ultimi mesi. Per questo abbiamo chiesto ai diversi interlocutori istituzionali un aggiornamento della situazione. Interlocutori che ascolteremo nel corso della nostra prossima visita, anche per capire nel dettaglio le reali prospettive del processo di riqualificazione complessiva del sito. Anche da questo punto di vista mancano elementi chiari, specie sull’accordo di programma. Mi pare evidente che su Bussi ciascuno stia giocando la propria partita, anche legittimamente. Ma c’è il rischio che le questioni si aggroviglino ancora di più. E noi vogliamo capire cosa sta succedendo e cosa potrà succedere davvero». Quel che è certo è che il risanamento non è ancora iniziato «nonostante ci siano i soldi e la struttura giuridica per procedere» dice ancora Bratti tornando alla questione della gara. Di cui Toto Holding chiede l’annullamento (vedi articolo a fianco).

Di tutto di più. Il bando prevede che vengano rimossi i materiali interrati in due aree specifiche fino al raggiungimento di valori ammissibili di concentrazione di soglia di contaminazione: rifiuti urbani, ma soprattutto speciali e tossico nocivi oltre che il terreno da essi contaminato comunque presente nelle discariche denominate 2A e 2B, e autorizzate tra il 1983 e il 1988 dalla regione: il suolo è risultato interessato da inquinamento da mercurio, piombo, arsenico, cromo, rame e zinco, da idrocarburi e persino tetracloroetilene; la matrice acque sotterranee è stata compromessa da metalli (specie mercurio, piombo, cromo, nichel e boro), alifatici clorurati (cancerogeni e non), e da una serie di altri inquinanti chimici. Le ulteriori indagini effettuate nel 2011 hanno confermato la presenza di superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione per le acque sotterranee sottostanti o comunque influenzate dalle due discariche.

Conto salato. Per la bonifica è stato predisposto un appalto da 38,5 milioni di euro (più Iva). In modo da completare i lavori in poco più di due anni, per la precisione 810 giorni. Ma la clessidra non è mai partita nonostante il termine per la presentazioni delle offerte sia scaduto da tempo: lunedì 14 marzo 2016. A quella data in rapida sequenza sarebbe dovuta seguire l’apertura delle buste prevista già per il 18 dello stesso mese. Ma nessuno in quel momento poteva prevedere quello che sarebbe accaduto: un primo slittamento al 22 marzo. Poi un altro piccolo rinvio al 31. Data che ha coinciso con la morte del commissario Adriano Goio. Cosa è accaduto da allora? Di rinvio in rinvio, si è arrivati a dicembre. Ma è saltata anche la data del 21, questa volta con un avviso di rinvio, ma sine die. In compenso è cambiato più di una volta il rup, ossia il responsabile unico del procedimento.

Finale a sorpresa. Inizialmente si trattava del braccio destro di Goio ossia Mario Dari Salisburgo. Di cui però l’Anac ha preteso la sostituzione dal momento che la sua nomina era stata fatta in deroga alle norme sui contratti pubblici in quanto esterno alla pa. Deroga a detta degli uffici di Raffaele Cantone non più giustificata dopo la fine della gestione commissariale. Partita chiusa? No perché nel frattempo anche il nuovo rup, ossia Massimo di Battista, nominato il 10 ottobre 2016, è stato sostituito. Dopo aver presentato una rinuncia «per motivi di salute» il 17 novembre, appena un mese e pochi giorni dopo avere accettato l'incarico. Dal 23 dicembre il nuovo responsabile è Silverio Salvi, funzionario della regione Abruzzo. Ma chi può escludere altre sorprese?