Bankitalia decapita il vertice Carichieti

20 Settembre 2014

«Gravi inadempienze». La Cassa affidata al commissario, riuniti i direttori di filiale per rassicurare i risparmiatori: nessun rischio

CHIETI. Il terremoto Carichieti comincia in sordina, lunedì scorso, con uno scricchiolìo sinistro quando l’ufficiale giudiziario si presenta in banca e notifica l’avvio di un procedimento sanzionatorio. Ma dalla banca si affrettano a dire che è tutto a posto, che non ci sono rischi di commissariamento ed epurazioni di massa. Ma è come Nerone che suona la lira mentre Roma brucia. Bankitalia infatti sferra il suo colpo mortale alle 10,30 di ieri: commissaria l’ultima cassa di risparmio abruzzese rifilando un pugno fatale nello stomaco di Chieti e soprattutto a quella parte della politica teatina che per anni si è alimentata all’ombra della cosiddetta “corrente della Cassa di Risparmio” di democristiana memoria.

La notizia choc raggiunge il presidente, anzi l’ex presidente di Carichieti, Mario Falconio, mentre questi è a Reggio Emilia, insieme a Pasquale Di Frischia, presidente della Fondazione, per un congresso proprio sulle Casse di Risparmio e il territorio e un successivo comitato sui rischi di commissariamenti. I due, appresa la notizia, risalgono in auto e si precipitano a Chieti. No comment da parte loro e del dg, Roberto Sbrolli, che però si riserva di prendere decisioni sul suo futuro. Ma a dettare le regole del gioco ormai c’è solo Bankitalia che non fa sconti. Decapita i vertici di Carichieti. Manda a casa presidente, Cda e sindaci. Salva per ora solo il direttore generale, ma mette sott’accusa governance e management.

«Gravi irregolarità amministrative, ovvero gravi violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie che regolano l’attività della banca». Alla banca centrale di via Nazionale bastano poche parole per azzerare 152 anni di storia e per affidare il futuro della Cassa teatina di via Colonnetta al ragionier Riccardo Sora, lo stesso commissario che ha traghettato Tercas nelle mani dei pugliesi della Pop Bari, e a tre esperti del comitato di sorveglianza, l’avvocato e docente di diritto commerciale a Pavia, Paolo Benazzo, la commercialista e docente alla Sapienza e alla Luiss, Maria Teresa Bianchi e Marco D’Alberti, ordinario di diritto amministrativo sempre alla Sapienza di Roma. Durerà almeno un anno l’amministrazione straordinaria che non colpisce Carichieti per i suoi conti, anche se le perdite sfioravano, nell’ultimo bilancio consuntivo, i 12 milioni di euro e gli accantonamenti, per crediti deteriorati e quindi svalutazione prudenziale, gli 80 milioni. In realtà, la Cassa teatina, a differenza di Tercas, non è sull’orlo del default. Almeno così sembra. Ed è proprio Sora a rassicurare i correntisti con una frase scritta sull’home page del sito internet di Carichieti e ripetuta, ieri pomeriggio, davanti ai reggenti e ai direttori di filiali convocati alle 15 per una comunicazione urgente: «La banca prosegue regolarmente la propria attività. La clientela può pertanto continuare ad operare, come di consueto, presso gli sportelli della banca», è il messaggio che dovrà passare oggi dalle filiali al popolo dei correntisti.

Nel mirino di Bankitalia, infatti, è finito per ora solo il modus operandi degli ormai ex amministratori, da ieri a casa: Mario Falconio, presidente del Cda, il suo vice Franco Caroli ed i consiglieri d’amministrazione, i ragionieri Giuseppe Di Marzio e Fabrizio Fusco, Ennio Melena, l’avvocato Giuseppe Martino, Nino Silverio, l’ingegner Vincenzo Farina e Sebastiano Nasuti. Resta in sella il dg, Roberto Sbrolli. La sua permanenza dipende solo da Sora, a meno che lui stesso non decida, nelle prossime ore, di fare un passo indietro. Gli omissis di una relazione ispettiva, che forse non è mai arrivata nelle mani di tutti i consiglieri, impediscono di raccontare, entrando nei particolari, le “gravi irregolarità” che la banca centrale contesta a Carichieti sulla base dell’articolo 70 del testo unico bancario. Irregolarità che riguarderebbero anche conflitti d’interesse per decisioni prese nel Cda a favore di componenti dello stesso organismo bancario: conflitti non segnalati all’organo di vigilanza. Ma basta scavare nel recente passato della storica banca e ripescare le conclusioni della precedente ispezione di Bankitalia per elaborare il “lutto”.

Era chiaro da allora l’invito a un rinnovamento del management in realtà non avvenuto visto il commissariamento deciso con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze già il 5 settembre scorso, su proposta della Banca d’Italia, ma rimasto sotto traccia fino al 16 settembre, giorno della nomina di Sora. L’analisi a caldo del terremoto in Carichieti porta a dire che tutti sapevano. E che l’inizio della fine di questo management è datato 29 giugno 2012 quando il penultimo blitz degli ispettori Alberto Mitra, Marcello Malamisura, Lucio Urciuoli e Antonio Diglio, stigmatizzò anche «il riconoscimento di incentivazioni ad personam non collegate ai risultati ovvero alla tipologia di mansioni svolte (a es.», scrivono testualmente tra parentesi gli ispettori, «dipendenti Luca Vergoni e Domenico Di Fabrizio)». Non dev’essere cambiato molto da quel giorno di due anni fa, se Bankitalia ha rimandato a Chieti gli ispettori e alla fine ha deciso il più drastico dei provvedimenti marchiando la governance di Carichieti con il timbro di chi non può garantire futuro all’istituto e sicurezza ai 78milaclienti distribuiti in 65 filiali che sconfinano dall’Abruzzo fino ad arrivare a Roma, Milano e Perugia. Quale futuro c’è dietro l’angolo? Bankitalia si accontenterà di rinnovare il management o finirà come per Tercas, sarà cioè necessaria una consistente ricapitalizzazione, quindi la vendita di Carichieti e l’uscita di scena del socio di maggioranza, la Fondazione presieduta da Pasquale Di Frischia? Il rischio c’è. Sarebbe il colpo di grazia. Ma la Fondazione e Chieti hanno la possibilità di scongiurarlo.