Bar e ristoranti contestano gli orari: chiusi per 80 giorni, fateci lavorare

18 Giugno 2020

PESCARA. «Siamo attività sane e abbiamo il diritto di lavorare». È un appello accorato quello lanciato da Daniele Giannascoli, titolare di White Cliff, cocktail bar di via Cesare Battisti e referente...

PESCARA. «Siamo attività sane e abbiamo il diritto di lavorare». È un appello accorato quello lanciato da Daniele Giannascoli, titolare di White Cliff, cocktail bar di via Cesare Battisti e referente Abruzzo di Ihn, Italian Hospitality Network.
«Siamo esasperati. Stiamo uscendo da 80 giorni di chiusura per il lockdown, abbiamo registrato perdite di soldi, siamo stati costretti a non rinnovare i contratti ai dipendenti e questi orari non ci permettono di lavorare. La nostra richiesta è di tornare alla situazione precedente, dove anche in assenza di ordinanze, ci siamo sempre regolamentati con responsabilità. La zona di piazza Muzii è il risultato di una riqualificazione dell'amministrazione di centrodestra di 10 anni fa», ricorda Giannascoli. «Noi imprenditori abbiamo investito in quell'area, che prima dell'apertura dei locali era luogo di spaccio e di prostituzione. La nostra presenza garantisce la sicurezza di tutta la zona».
Il braccio di ferro tra l'amministrazione e gli esercenti continua, ma sulla Giunta pesano le divergenze della maggioranza e il pressing della Lega che nei giorni scorsi si è apertamente schierata in favore dei residenti, da sempre ostili alla movida del quartiere.
«La Lega si è sempre detta a favore delle piccole e medie imprese, eppure a Pescara sembra fare il contrario», commenta Mario Palladinetti, proprietario di Salsedine e delegato di piazza Muzii per Confartigianato. «Siamo disposti al confronto per migliorare la situazione. Non siamo la movida, generiamo il movimento che dà vita alla città, crea economia e turismo».
Se per tipo di fruizione, i cocktail bar risentono particolarmente delle disposizioni dell'ordinanza, la limitazione oraria si ripercuote anche su ristoranti e gelaterie.
«Nei mesi estivi, quando le persone sono più spensierate», sottolinea Elvan Di Blasio della gelateria A Modo Mio, «la chiusura a mezzanotte può rappresentare una riduzione nel lavoro. Con le disposizioni legate al coronavirus, che tra l'altro consentono l'ingresso a due persone per volta e definiscono i compiti degli addetti tra chi si occupa della cassa e chi del servizio ai clienti, i tempi si dilatano per ciascun utente. Avere almeno un'ora in più tra mezzanotte e l'una ci aiuterebbe».
Dello stesso avviso anche i ristoratori, che vedono la chiusura a mezzanotte, durante la settimana, una limitazione.
«Capita spesso in estate che i clienti arrivino anche alle 23 per cenare e diventa antipatico dover accelerare i tempi per farli uscire prima della mezzanotte», sottolinea Giuseppe Scampoli della Cucineria, ristorante del distretto di piazza Muzii. «Crediamo che questa decisione non sia effettivamente legata all'emergenza sanitaria, ma rappresenti più una posizione politica».
Sulla stessa lunghezza d'onda anche Riccardo Martini di Casa Flaiano, ristorante lungo corso Manthonè, l'altro polmone del food and beverage cittadino. «Per noi ristoratori questa ordinanza comporta il velocizzare alcuni momenti. Con i tempi ridotti, i clienti sono portati a scegliere tra un aperitivo e la cena, mentre prima si concedevano entrambi. Con la chiusura a mezzanotte, siamo costretti ad accelerare il servizio per quanti vengono più tardi e avrebbero potuto godere di un momento di tranquillità all'aperto e senza assembramenti». (m.pa.)
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