Bar e ristoranti, martedì in piazza «Vogliamo riaprire dal 19 aprile»

11 Aprile 2021

Iniziativa di Confcommercio: gli imprenditori chiedono una data certa e immediata per la riapertura E Confartigianato punta il dito sui ristori: «Gli ultimi sono di novembre, quelli di febbraio sono slittati»

PESCARA. «Vogliamo riaprire». Sotto questo slogan, martedì mattina i titolari dei pubblici esercizi scenderanno in piazza a Pescara, in contemporanea con altre città italiane. Bar, ristoranti, pizzerie, locali da ballo, pub, sale da gioco, pasticcerie, gelaterie, stabilimenti balneari si riuniranno in piazza Salotto per chiedere una data certa e immediata per la riapertura delle attività, per le quali al momento non vi sono buone notizie all’orizzonte, con la cancellazione della zona gialla su tutto il territorio nazionale, fino alla fine di aprile.
La protesta pacifica sarà collegata alla manifestazione nazionale che la Fipe-Confcommercio organizzerà a Roma. «Allestiremo in piazza Salotto dei tavoli con tanto di mise en place ognuno dei quali rappresenterà una categoria con le sue problematiche e con la sua voglia di ripartire nel rispetto dei protocolli e quindi in piena sicurezza», spiega Confcommercio in una nota. «Sarà una piazza pacifica, ma che vuole dare un segnale forte della voglia di ripartire e che assieme con tante altre piazze italiane e a quella principale di Roma chiede che già da lunedì 19 si possa cominciare a riaprire alcune attività per poi continuare con un crono programma di ripartenze che riguardi anche locali di intrattenimento e le sale da gioco ferme da oltre un anno». Alla manifestazione che inizierà alle 10,30, saranno presenti i presidenti provinciali di tutte le categorie dei pubblici esercizi e tanti altri associati in rappresentanza delle oltre 500 imprese del settore che aderiscono alla Fipe-Confcommercio Pescara.
A lanciare l’allarme sul rischio fallimento per le tante imprese chiuse, è anche Confartigianato Pescara. «Un’impresa pescarese che nel 2020, rispetto al 2019, ha subito un calo di fatturato di 374mila euro ha diritto a un ristoro di appena diecimila euro. Briciole rispetto al danno registrato», dicono il presidente e il direttore dell'associazione provinciale, Giancarlo Di Blasio e Fabrizio Vianale. «E come se non bastasse, i soldi non sono ancora arrivati. Questo esempio descrive in modo emblematico la situazione in cui versano migliaia di imprese».
Per l'associazione delle attività artigiane il sistema è a rischio crollo. «Siamo sul punto di non ritorno», evidenziano i due rappresentanti. «È necessario riaprire tutto subito e in modo definitivo, a partire dalle attività con i tavoli all’aperto: gli operatori sono pronti a farlo in assoluta sicurezza». Confartigianato parla della più grave crisi registrata in Italia dal dopoguerra che «non risparmia nessuno: bar, ristoranti, negozi di ogni tipo, operatori del settore benessere. E siamo solo agli inizi. Non osiamo immaginare cosa accadrà quando verranno sbloccati i licenziamenti. Ci troveremo di fronte a una marea di nuovi poveri che il sistema non sarà in grado di gestire».
L'associazione analizza anche la situazione dei ristori. «Gli ultimi arrivati», spiegano, «risalgono ormai a novembre. I successivi sarebbero dovuti arrivare a febbraio, ma con il cambio del governo sono slittati. A questo si aggiunga la necessità di ripresentare le istanze in base alle nuove regole, dovendo pagare ancora una volta i commercialisti. Poi ci sono le bollette e gli affitti che vanno pagati. Chi non ha potuto farlo si troverà con migliaia di euro di debiti. Il risultato è che migliaia di famiglie hanno finito ogni risparmio e oggi sono sul lastrico, mentre i pochi soldi che arriveranno non saranno sufficienti per ripartire».
L'attacco di Confartigianato è dovuto alle tante chiusure imposte, spesso improvvise che hanno portato più volte i ristoratori a gettare materie prime già approvvigionate, ma anche agli indennizzi insufficienti per le attività chiuse da mesi.
«Oggi la maggior parte delle imprese di Pescara e provincia è in ginocchio», concludono Di Blasio e Vianale che chiedono aperture immediate e un'accelerazione sul fronte vaccini, invitando il presidente della Regione Marsilio, «a farsi portavoce presso il governo. Non riaprire vuol dire condannare a morte l'economia».