Bar e ristoranti nel mirino dei vigili Violate le regole, sospeso un locale

Partiti i controlli per verificare il rispetto della distanza di un metro, già 90 gli esercizi ispezionati Uffici comunali chiusi e palestre verso lo stop. Il sindaco: «Evitate luoghi affollati, state di più in casa»
PESCARA. Uffici comunali e mercati rionali chiusi. Palestre verso lo stop. Ma, soprattutto, controlli a raffica nei bar, ristoranti e negozi per verificare il rispetto della distanza di almeno un metro tra i cittadini. Sono solo alcune delle misure varate dall’amministrazione comunale per cercare di ridurre la diffusione del coronavirus.
Così dopo il pesante giro di vite imposto sabato scorso dal governo, ora sono arrivate le prescrizioni del Comune. E anche queste non sono di poco conto. «Sono il frutto di una scelta chiara e finalizzata a far sì che ogni cittadino prenda coscienza della grande difficoltà che stiamo vivendo», ha spiegato ieri il sindaco Carlo Masci nel presentare tutte le misure.
CONTROLLI A RAFFICA. Gli effetti di queste misure si sono già fatti sentire. Da domenica scorsa, pattuglie di agenti della polizia municipale sono all’opera per controllare il rispetto della distanza in bar, ristoranti, negozi e mercati coperti. In una sola giornata sono stati ispezionati 90 esercizi pubblici e sono state già applicate le prime sanzioni pesanti: a un locale che non aveva rispettato le regole è stata sospesa l’attività.
UFFICI CHIUSI. Altre misure draconiane riguardano gli uffici comunali, alcuni dei quali sono stati chiusi e in altri è stato imposto l’obbligo degli accessi contingentati, previo appuntamento telefonico.
Ad esempio, è stato disposto lo Sportello unico per le attività produttive (Suap) dell’ente fino al 3 aprile. Da oggi saranno chiusi anche l’Anagrafe e l’Ufficio relazioni con il pubblico. Il blocco dell’attività dei mercati rionali era stata già disposta domenica scorsa con un’apposita ordinanza.
Verso lo stop anche le palestre comunali. «Entro dieci giorni», ha detto Masci, «faremo un provvedimento di chiusura delle palestre comunali per procedere alla sanificazione. Per quelle private vedremo cosa fare».
Bloccate per tutta la settimana, cioè almeno fino a domenica prossima 15 marzo, le attività delle commissioni consiliari. Mentre il consiglio comunale, che dovrebbe riunirsi il 20 marzo per approvare alcune delibere urgenti, si svolgerà a porte chiuse.
CENTRO OPERATIVO APERTO. L’amministrazione comunale ha anche aperto il Centro operativo comunale (Coc) della protezione civile che viene messo in funzione sempre quando ci sono situazioni di emergenza. Il Coc si è insediato negli spazi del museo Colonna, in piazza Primo maggio. Resta aperto tutti i giorni dalle 7,30 alle 22, ma l’obiettivo è quello di mantenerlo in funzione 24 ore su 24. «Ha il compito», ha spiegato il sindaco, «di dirigere e coordinare i servizi di soccorso e assistenza alla popolazione e le attività che metteremo in campo, sperando di non averne bisogno se non in misura minima, per tutelare l’igiene e la salute pubblica rispetto a questa difficile emergenza».
«Il Centro operativo comunale», ha aggiunto l’assessore alla protezione civile Eugenio Seccia, «non intende certamente sostituirsi alla Asl, ma svolgerà le sue funzioni con particolare riferimento alle categorie deboli. Le associazioni di volontariato che lavoreranno con il Coc, si renderanno disponibili anche per consegnare a domicilio la spesa per gli alimenti e i farmaci a persone in difficoltà per motivi di salute, disabili e che non possono muoversi».
«EVITATE LUOGHI AFFOLLATI». Masci, circondato ieri da assessori e consiglieri comunali, tutti a distanza di sicurezza, ha lanciato un appello ai cittadini. «Facciamo tutti la nostra parte per vincere questa partita», ha sottolineato, «evitare gli assembramenti è di fondamentale importanza per cercare di bloccare la diffusione del contagio. È chiaro che tutti noi, singoli cittadini e operatori economici, dobbiamo avere senso di responsabilità verso gli altri, oltre che verso di noi stessi». «In Cina», ha osservato il sindaco, «si è dimostrato che restando chiusi il più possibile in casa il fenomeno infettivo non è andato oltre certi numeri. Noi dobbiamo fare la stessa cosa, adottando le cautele di igiene personale e rispettando le regole contenute nei decreti e nelle ordinanze».
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