Bar e ristoranti: riapriamo, pronti i tavolini all’aperto

18 Aprile 2021

Gli imprenditori esultano ma avvertono: «Rispetto delle regole o richiudiamo» Servizio in strada dal 26 aprile. E c’è chi anticipa alle 19 l’orario della cena 

PESCARA. «Sollievo» e «felicità» sono i sostantivi più gettonati da baristi e ristoratori che si stanno riorganizzando per essere pronti a riaprire le attività il 26 aprile, ma solo all'aperto, dopo l'annuncio del governo di Mario Draghi che anticipa l'introduzione della zona gialla rafforzata per dare respiro al settore commerciale agonizzante. Un comparto che da mesi invade strade e piazze con proteste colorite ma disperate. Un po' frastornati per l'inattesa notizia, ma, «finalmente si riparte», affermano in coro. Lo spauracchio è «una nuova chiusura in tempi ravvicinati». Gli imprenditori non nascondono «preoccupazione sul rispetto delle norme di sicurezza che potrebbero condurre, se mal gestite, ad un nuovo stop» degli esercizi commerciali. Per tale ragione chiedono al Comune di «riunirsi intorno ad un tavolo per pianificare le riaperture che necessitano di controlli che non significano multe, ma azioni preventive contro i comportamenti scorretti».
«Grande felicità» è espressa da Carlo Miccoli, titolare del bar Excelsior di corso Umberto e presidente provinciale di Fipu (Federazione italiana pubblici esercizi) di Confcommercio, «finalmente si torna a parlare di lavoro», non a metà servizio come ora, «che rimanda a tempi più normali. Già ripartire è un successo, perché finora solo pagato i costi fissi delle utenze e speriamo di poter richiamare al più presto i dipendenti dalla cassa integrazione. I clienti hanno voglia di un caffè al bar, seduti, ma ad essi chiediamo il rispetto delle regole: niente atteggiamenti superficiali, altrimenti richiuderemo. Ora dipende da tutti noi. Speriamo nell'aiuto del Comune per bloccare tasse sull'occupazione e sui rifiuti e chiediamo controlli serrati delle forze dell'ordine». «Controlli preventivi e non taccuini pronti a sanzionare», è il commento infuocato di Alessandro D'Amico, titolare del birrificio Luppoli e Grappoli di via Battisti, che esulta a metà: «Aprirò nel rispetto di tutte le regole, ma con l'animo in stato di precarietà e agitato per l’ impossibilità di pianificare a lunga gittata. Questo provvedimento governativo acchiappa-consensi appare inconsistente se il Comune e lo Stato non sono al nostro fianco, non per sanzionare ma per prevenire e dissuadere eventuali comportamenti scorretti che potrebbero farci ripiombare verso una chiusura ravvicinata. Temiamo l’euforia incontenibile delle persone. Sediamoci intorno ad un tavolo e programmiamo una strategia comune». «Responsabilità sociale, correttezza, educazione e rispetto» sono le parole d'ordine di Luigi Di Fabio, titolare del bar Roberto alla Pineta: «Noi non ci siamo mai fermati, in pieno lockdown, e tra zone rosse e arancioni, ci siamo reinventati con le consegna a domicilio di pizzette, torte e colazioni. Ripartiamo nel piazzale esterno di 100 metri quadrati. Vogliamo vedere le persone sedute al tavolo a gustare prelibatezze, sentire il loro vociare. Ma esortiamo a vivere la socialità con responsabilità e, a noi, il compito di gestire l'entusiasmo della ripartenza». Alla Piazzaforte dai Sabatini, in via dei Bastioni, i fratelli Leonardo e Lorenzo, fermi da novembre, tirano «un mezzo sospiro di sollievo». «La riapertura della cena è prevista in anticipo, forse alle 19. Stiamo chiedendo al Comune la possibilità di installare una pedana all'esterno, per il resto mascherine, distanziamenti, tavoli sanificati, tovagliette monouso. Ci preoccupa una nuova chiusura, pertanto chiediamo alla clientela collaborazione e buoni comportamenti, per il bene di tutti. Stavolta non possiamo permetterci errori».