Bar Vespucci chiude e brinda... alle tasse

3 Settembre 2014

Dopo 47 anni diventa un circolo, ma prima la festa in onore «dello Stato strozzino». Il colpo di grazia? 9mila euro per i rifiuti

PESCARA. «Quando sono andato in Comune per avviare le pratiche sono rimasti perplessi: non so se sono il primo a chiudere una storica attività e a trasformarla in circolo ma chi resta è un incosciente o un ingenuo. Io no, così cambio e brindo alla faccia dello Stato». Gianluca Monaco, 44 anni, è il titolare del Caffè Vespucci nell’omonima via a Porta Nuova, il bar ereditato dai genitori che lo rilevarono 47 anni fa. Nel 2001, Monaco aveva due dipendenti ed è stato costretto a licenziarli, aveva il fratello Loris ad aiutarlo ma non ha potuto più pagarlo fino a quando i germi della crisi sono sfociati in una tassazione che il titolare del bar non può più sostenere e per cui ha organizzato una cerimonia d’addio all’attività.

«Chiuso per rapina»; «chiuso per tasse», «ho visto la mia famiglia costruire un futuro ed economisti e politici distruggerlo»: sono questi alcuni degli slogan che accompagneranno la festa di sabato, dalle 18 in viale Vespucci, quando Monaco (ex candidato al consiglio comunale per Pescara futura) chiuderà l’attività per trasformarla in circolo ricreativo con tessere soci, caffè e iniziative ristrette solo a chi avrà la tessera del Circolo Vespucci.

«La decisione è stata sofferta soprattutto per mia madre Mirella che aprì il bar con papà Salvatore, che non c’è più. Ma le ultime leggi finanziarie e i tributi locali come la Tari mi hanno convinto a prendere questa decisione: pagherò la Tari 2.48 euro al metro quadro contro i 22.50 euro al metro quadro di prima, risparmierò sui 9 mila euro», spiega Monaco che, in maniera provocatoria, ha invitato alla festa anche la finanza e gli agenti delle entrate che, come ha lasciato scritto su Facebook, «saranno i benvenuti purché in borghese, fuori servizio e muniti di tessera socio. Spiegherò anche a loro che non saranno immuni dalla pressione fiscale. I sindacati di categoria restino a casa...».

Tre anni fa, il Caffè Vespucci aveva ricevuto, insieme ad altre attività, la targa che premiava la sua storia: nato nel 1952, il Caffè è stato infatti rilevato dai genitori di Monaco nel 1967. «A 12 anni», ricorda il titolare del bar, «mi sono rimboccato le maniche e ho iniziato a lavorare. Nel 2000, poi, ho ristrutturato il bar e gli ho cambiato vocazione. Fino agli anni Ottanta e alla prima metà dei Novanta è andato tutto bene ma dal 2007 con le manovre per le liberalizzazioni selvagge e le riforme fiscali è iniziata la crisi per noi piccoli imprenditori. Dal 2010», ripercorre ancora il titolare del bar a Porta Nuova, «il fatturato è iniziato sempre a scendere e ho iniziato a licenziare per risparmiare. Avevo due aiutanti e li ho dovuti licenziare e non sono riuscito più a pagare neanche mio fratello. Adesso le leggi favoriscono solo i grandi gruppi o i centri commerciali».

L’incremento delle tasse, quindi, ha portato Monaco a prendere la decisione di cambiare pelle alla sua attività e di trasformarla in circolo. «Non avrò più quelle imposizioni fiscali legate alle imprese», illustra, «prima pagavo 9 mila euro per la tassa sui rifiuti e altre 7 mila euro di tasse. Ma è stata la Tari a spingermi a questa decisione».

Se il locale non sarà più soggetto a quelle imposizioni fiscali sarà però legato solo ai consumi dei tesserati. «E’ questa la più grande limitazione», spiega Monaco che si domanda come si faccia oggi a tenere aperta una pizzeria o un alimentari. «Da un paio di mesi ho iniziato a fare tessere a clienti e amici e quindi parto già con un bacino di soci», spiega ancora il barista, «ma ne serviranno altri. La tessera costa dieci euro».

Per la festa di chiusura del Caffè Vespucci, che diventerà Circolo Vespucci, il titolare del bar sta preparando striscioni e manifesti con cui chiarirà le sue ragioni: «Chiuso per tasse» oppure «Chiuso per rapina» e inviterà i neo soci a «brindare alla faccia dello Stato strozzino».

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