Baraccopoli di disperati a ridosso del fiume malato

L’allarme lanciato dal presidente dell’associazione Nuovo Saline alle istituzioni per un gruppo di nordafricani che vive a pochi passi dalla discarica dei veleni
MONTESILVANO. Baracche di fortuna realizzate con materiali di scarto, tenute su con canne e pali di fortuna e attrezzate con reti, materassi, stracci e rifiuti di vario genere; ripari utilizzati da un gruppo di senzatetto stranieri come rifugio per la notte. È la nuova scoperta fatta sugli argini del fiume dal presidente dell’associazione Nuovo Saline, Gianluca Milillo, che ieri mattina, in uno dei suoi periodici giri di monitoraggio lungo il corso d’acqua, si è imbattuto in questo piccolo accampamento.
Il tecnico ambientale, che da anni è in prima linea per la difesa del fiume montesilvanese e della sua biodiversità, il 15 marzo, era stato anche il primo ad accorgersi del pericoloso sversamento di percolato ai piedi della discarica. Segnalazione provvidenziale, che ha poi determinato nelle scorse settimane il sequestro del sito da parte della Capitaneria di Porto di Pescara.
Ieri mattina, dunque, la nuova triste scoperta, proprio a poche centinaia di metri dal sito sequestrato e lungo i bordi di un fiume malato, dove da settimane vige il divieto di pesca, balneazione e utilizzo delle acque per scopi irrigui.
«Nascoste tra la vegetazione e quindi non visibili dalla strada», racconta Milillo, fotografie alla mano, «sono state allestite baracche di fortuna dove io personalmente ho incontrato quattro persone straniere, probabilmente di origine nordafricana, visibilmente infastidite dalla mia presenza».
Una situazione di grande disagio sociale, quella messa in luce dal tecnico ambientale, che rischia di trasformarsi però in un’emergenza igienico-sanitaria. «Oltre alla precarietà delle condizioni in cui vivono», prosegue il presidente dell’associazione, «queste persone corrono dei gravi rischi. Primo fra tutti, quello legato alla presenza di salmonella nelle acque del fiume che, con ogni probabilità, loro utilizzano per lavarsi, se non addirittura per bere. C’è poi il rischio che, essendo dei “fantasmi” per la società, nessuno si preoccupi di informarli in caso di apertura della diga di Penne, cosicché, anche l’innalzamento di pochi centimetri del livello del fiume, rappresenterebbe per loro un rischio molto alto, che è quello di essere travolti dalle acque. Inoltre, se non si interviene in tempo per risolvere questa situazione, si rischia di ritrovarsi poi a gestire una baraccopoli ancora più grande».
L'accampamento va ad aggravare un’emergenza immigrazione già particolarmente avvertita nella città adriatica, dove la presenza del “ghetto” dei senegalesi in via Ariosto e l’accoglienza dei profughi in due alberghi di Montesilvano sta alimentando non poco malcontento tra amministratori, residenti e turisti che d’estate scelgono la città adriatica per le proprie vacanze.
A ciò si aggiungono i numerosi disperati che di notte utilizzano la Stella Maris o gli ambienti esterni di Villa Delfico come riparo per la notte, approfittando dello stato di abbandono di questi due dimenticati gioielli del patrimonio urbano.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

