Baristi e ristoratori sperano: «Fascia gialla? Buon segnale»

Dopo l’annuncio di D’Amario le associazioni di categoria parlano di possibile rilancio Il quadro generale, però, è pesantissimo: le perdite ammontano a due miliardi di euro
L'Abruzzo scalda i motori, in vista del 31 gennaio. Giorno in cui si passerà dall'arancione al giallo. Il settore della ristorazione potrà ripartire con i clienti ai tavoli, anche se solo fino alle 18, quando bar, ristoranti, pub e pizzerie saranno costretti ad abbassare le saracinesche. Ancora niente cene fuori, né week end in albergo fuori regione. Limitazioni che, secondo le associazioni di categoria, «continuano a frenare la ripresa del mercato». I primi bilanci a disposizione, sull'andamento del 2020, delineano un quadro pesantissimo: le stime parlano di 120 miliardi di minori incassi su scala nazionale e circa 2 miliardi in Abruzzo. Il turismo montano è al -100% di presenze, mentre la media annuale sfiora il -50% rispetto al 2019. L'abbigliamento perde dal 65% al 75%, la ristorazione sfiora il 90%. «Con l'approdo in fascia gialla si intravede un barlume di speranza», dicono le organizzazioni datoriali, «ma la strada verso la ripresa è ancora lunga».
SITUAZIONE DRAMMATICA
«Con il giallo non cambierà molto, dovremmo arrivare al bianco per respirare aria di normalità», afferma Roberto Donatelli, presidente Confcommercio Abruzzo, «ma, finalmente, potranno riaprire bar e ristoranti, anche se solo fino alle 18. La categoria che ha sofferto di più». La Confcommercio parla di «situazione drammatica, con il commercio che, in Abruzzo, lo scorso anno ha perso milioni di euro di incassi, fatta eccezione per il settore alimentare, l'unico a reggere il colpo». Crollo dell'abbigliamento e calzature ( dal -65% al -75%), in ginocchio la somministrazione (-90%). «Non tutte le attività sono state in grado di organizzare il servizio di asporto, anche per una questione di costi», fa notare Donatelli, «occorrono ristori e aiuti, che finora sono arrivati con grande ritardo. Molti artigiani e commercianti ancora non hanno ricevuto nulla».
PERDITE CONSISTENTI
La Confesercenti prova a tirare le somme, a chiusura di un anno pandemico "nero" per l'economia abruzzese. 120 miliardi di consumi in meno, in Italia, e 2 miliardi circa in Abruzzo. Stime al ribasso. «Il ritorno in area gialla», afferma Lido Legnini, direttore regionale Confesercenti, «rappresenta una boccata di ossigeno, soprattutto per una parte consistente del settore della ristorazione e della somministrazione, ma la chiusura alle 18 penalizza i ristoranti fuori porta, che lavorano esclusivamente di sera. Locali e pub sono chiusi da ottobre: l'elemento destabilizzante è la mancanza di un orizzonte temporale per la ripresa totale».
DOPPIA CRISI
Economica e psicologica. «La chiusura prolungata delle attività e l'operatività "a singhiozzo" si stanno riversando sulla mancanza di liquidità», spiega Legnini, «che si somma all'aspetto psicologico innescato da una situazione che non si sblocca da mesi. Per titolari di attività che hanno investito economicamente non è facile da digerire». Con il passaggio in fascia gialla, secondo la Confesercenti, «i benefìci maggiori arriveranno per ristoranti e pizzerie collocati in zone centrali», dice Legnini, «che tra servizio di asporto e pranzo al tavolo riusciranno ad incassare qualcosa, anche se lo smart working funge da deterrente sulla clientela, come anche i posti limitati per il rispetto delle regole anti-Covid. La situazione più pesante è per pub e locali serali che, con la chiusura alle 18, non hanno possibilità di lavorare. Per questa tipologia di attività, la fascia gialla non rappresenta alcun vantaggio».
VOGLIA DI NORMALITÀ. «Una riapertura importante per la filiera della ristorazione», la definisce Graziano Di Costanzo, direttore regionale della Cna, «che potrà restare aperta di giorno. La settimana in cui l'Abruzzo è stato in fascia gialla», ricorda Di Costanzo, «i ristoranti erano pieni perché la gente ha voglia ed esigenza di normalità. Le difficoltà maggiori, invece, riguardano il turismo, per il mancato spostamento tra regioni, con il comparto alberghiero che continuerà a soffrire. Come anche il settore cultura che non riaperte completamente, o quello di tutta la filiera dei matrimoni, ferma ormai da un anno».
RISTORI 5
Il nuovo strumento di aiuti, varato dal Governo, il Ristori 5, dovrebbe portare importanti novità sul calcolo delle somme da erogare alle imprese di tutti i settori. «L'allungamento del periodo di comparazione per la perdita di fatturato», evidenzia Di Costanzo, «che diventerà semestrale, fornisce una misura più idonea dei danni subiti dalle attività a causa del lockdown e delle chiusure forzate. Finora il calcolo è stato effettuato prendendo in considerazione il fatturato di aprile 2020 rispetto a quello dell'anno precedente. L'esame di un periodo più esteso consente di valutare anche le perdite delle attività commerciali e artigianali che sono rimaste aperte, in quanto i vari decreti lo consentivano, ma che non hanno comunque incassato».
BENEFÌCI LIMITATI
I ristori aiutano, ma non risolvono. «I ristori hanno effetti limitati sulla ripresa del mercato», sottolinea il direttore della Cna, «possono aiutare, ma non rappresentano la soluzione definitiva, che arriverà solo con il ritorno alla normalità». Nel 2020 si è registrato un effetto anomalo: molte imprese, secondo la Cna, non si sono cancellate dai registri delle Camere di commercio, pur avendo fatturati e bilanci in grande sofferenza. Il motivo è semplice: da un lato la necessità d incassare i ristori previsti, dall'altro il blocco dei mutui, delle tasse e dei licenziamenti, che hanno alleggerito in parte la situazione economica delle aziende. «Il mercato è stato drogato», fa notare Di Costanzo, «quando finirà il blocco dei licenziamenti, avremo l'esatta misura degli effetti del coronavirus sull'economia». Quanto alla Regione, la Cna evidenzia «i fortissimi ritardi nell'erogazione dei contributi e dei finanziamenti. Soldi stanziati ma non erogati. È necessario accelerare».
STAGIONE PERSA
Federalbergi spera in una ripartenza, anche se parziale, del turismo invernale. «Il passaggio in giallo dà la possibilità di iniziare a riprogrammare», dichiara Giammarco Giovannelli, presidente regionale di Federalberghi, «e di muovere le presenze interregionali – dato che permane il divieto di spostamento tra regioni – a beneficio del turismo invernale e dei borghi montani. La riapertura delle stazioni sciistiche rappresenta il vero spartiacque, anche se ormai siamo a febbraio e buona parte della stagione è persa: lo zoccolo duro del fatturato si registra nel periodo delle festività natalizie». Ma gli albergatori sperano nel movimento turistico intraregionale. Nel 2020 il settore alberghiero ha fatto registrare flessioni importanti: dal - 40% al -50% di presenze in meno, rispetto al 2019, come media annuale. Flessione che, nel periodo invernale, ha toccato il 100%, con gli alberghi di montagna e le strutture ricettive chiuse. «Senza clientela», incalza Giovannelli, «ma con la necessità di mantenere le strutture in funzione, gli impianti di riscaldamento attivi. E questi sono costi». Reggono meglio il colpo le piccole strutture e gli alberghi a conduzione familiare.
«Qualcuno è rimasto aperto, in città», conclude Giovannelli, «per ospitare operai e lavoratori delle aziende. Ma parliamo di poca cosa. Assicurare tutti i protocolli di sicurezza ha costi elevati, che non vengono coperti dagli incassi, che restano risicati».
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