«Barriere anti-terroristi anche sulla pista ciclabile»

I cittadini sollecitano altri blocchi di sicurezza: «Ma vanno fissati a terra»
PESCARA . Litorale blindato dalle barriere antiterrorismo. Dal confine tra Pescara e Montesilvano alla zona portuale della Madonnina sono diciotto (in coppia) i blocchi di cemento (new jersey), fatti posizionare, ma non bullonati a terra, dall’amministrazione comunale lungo tutta la riviera Nord. L’obiettivo del provvedimento, disposto dal Viminale che ha chiesto ai Comuni italiani di recepire le indicazioni, è tutelare l’incolumità pubblica dopo gli attentati di Barcellona, e altri Paesi europei, rivendicati dai terroristi dell’Isis.
Barriere che mancano, per il momento sulla riviera Sud, se si esclude il cordolo di cemento che si trova all’altezza del teatro D’Annunzio e che serve per rallentare il traffico che dal villaggio Alcyone si congiunge al porto turistico. In centro sono comparsi vasi di piante e blocchi gialli quadrati distanziati tra loro a tal punto da permettere l’ingresso dei furgoni che consegnano i gelati nei bar di corso Umberto e zone limitrofe.
I new jersey (realizzati dalla ditta Santilli e Breda di Tocco da Casauria) di colore grigio, che cittadini e turisti vorrebbero colorati dalla mano di artisti di strada, sono visibili nelle vicinanze degli stabilimenti La Lampara (dove qualcuno ha pensato bene di chiudere i fori con bicchieri di plastica); spiaggia libera Arci accanto alle Hawaii; Orsa Maggiore, Barracuda, Marechiaro, Apollo e ponte del Mare. Quelli posizionati accanto ai lidi Nettuno, Saturno e Lido beach, sono vergati dalla scritta: «Invece di chiudere le strade, chiudete le frontiere», firmato Casapound.
«Questa», dice Mirko Iacomelli, responsabile cittadino di Cpi, «è la nostra risposta polemica alla decisione del sindaco Marco Alessandrini di blindare la riviera e le vie principali della città con delle barriere antiterrorismo - per di più relativamente funzionali, visto che non sono neanche bullonate alla pavimentazione e offrirebbero resistenza minima contro la forza di un eventuale camion lanciato a folle velocità in strada». In effetti, i blocchi di cemento si spostano facilmente come dimostra la prova di forza di Enrico Bucci, pescarese, professione libraio a Santa Filomena. Le immagini testimoniano che basta avere un fisico possente e la forza delle mani per spostare, anche di pochi centimetri, qualche quintale di cemento.
«Se ce la faccio io a spostarli», dichiara Bucci, «figuriamoci un Tir a folle velocità. Anche se non penso che l’Isis sia interessato a Pescara, sono provvedimenti giusti da prendere ma non so quanto efficaci». Tre turiste romane, Luciana, Alba e Vera, prendono il fresco su una panchina della Madonnina e suggeriscono: «Sono brutti a vedersi i blocchi grigi comparsi su questo litorale meraviglioso: potrebbero migliorare se fossero decorati dai writers».
Paura del terrorismo? «Certo che sì, a Roma si avverte di più con punti strategici come il Vaticano, il Campidoglio e la stazione Termini». Una «iniziativa utile» per Piero Andreucci, cesenate di nascita e pescarese di adozione, «anche se servisse a salvare una sola persona dalla follia di questi farabutti. Però forse le barriere andrebbero messe a zig zag anche sulla pista ciclabile, altrimenti che senso ha solo di lato sul marciapiede?». Opinione condivisa anche da Sergio e Antonella, entrambi torinesi, che si sono conosciuti commentando l’iniziativa del Comune. «Non me ne ero neppure accorto, ma non servono a nulla perché i terroristi avrebbero tutto questo spazio a disposizione» annota Sergio indicando la pista ciclabile libera che si snoda sul lungomare. «È un terrorismo che uccide alla cieca», aggiunge Antonella, «non credo che si possa risolvere con due blocchi di cemento, ma solo con l’intervento della diplomazia e dell’intelligence». Per Francesco, posteggiatore pescarese, «è un progetto ridicolo che serve solo ad arricchire taluni e, a fine emergenza, sarà stato solo uno spreco di denaro pubblico». Accanto al Lido beach, Mamadou, un senegalese sfrattato dalla stazione, vende gli occhiali su una bancarella di cartone, ma dice che gli affari non vanno bene e aggiunge: «Ho paura per me e la mia famiglia che vive in Senegal». A Pescara sud, dove il Comune ha promesso nei giorni scorsi di posizionare altre barriere, così come in centro storico, un anziano signore, Nino, non trattiene la rabbia: «Non servono a niente, piuttosto devono bloccare gli sbarchi, controllare questi individui uno per uno e rispedirli nei loro Paesi, se sono sospetti. Ma l’Italia sull’immigrazione sta brancolando nel buio a causa di una classe politica incapace».
In corso Umberto, di fronte alla stazione, intorno alle sedici di ieri, un mezzo entra da corso Vittorio, superando le fioriere, a velocità sostenuta. Per fortuna è solo un furgone che trasporta gelati.
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