Barriere architettoniche Ecco la legge regionale dimenticata nei cassetti

4 Giugno 2023

Permetterebbe di abbattere gli ostacoli in 305 Comuni Ecco dove è incagliata questa norma civile rivoluzionaria

L’AQUILA. La battaglia di civiltà e diritti negati per l’abbattimento delle barriere architettoniche nei palazzi pubblici, della politica e degli enti, e in quelli privati ottiene un primo risultato.
Il 12 giugno, tra appena otto giorni, lo scivolo troppo ripido per chi vive in condizioni di disabilità, piazzato accanto a tre scalini nel luogo simbolo d’Abruzzo, il palazzo del Consiglio regionale all’Aquila, sarà sostituito da un moderno montacarichi, del costo di 15mila euro, non ingombrante e pratico, scelto dall’ufficio amministrativo dell’Emiciclo, dopo l’esposto inviato all’ente dall’avvocato Antonella Bosco, ex consigliera regionale di centrosinistra costretta a muoversi su una carrozzina.
Ma è solo un primo piccolo passo, più simbolico che risolutivo ad ampio raggio.
I PALADINI DEI DIRITTI.
È un altro il vero obiettivo della battaglia portata avanti dalla ex consigliera e dal paladino dei diritti negati, Claudio Ferrante, presidente dell’associazione Carrozzine determinate, affiancato da Carmine Ranieri, segretario generale della Cgil, il più rappresentativo tra sindacati in cui lo stesso Ferrante si occupa di politiche della disabilità.
Il vero obiettivo è di sbloccare una legge regionale dall’alto valore sociale, la numero 1 dell’11 febbraio del 2008, dimenticata o nascosta chissà in quale cassetto della Regione.
L’OBBLIGO DISATTESO.
Quando questa legge venne approvata sembrò una rivoluzione potente, civile e culturale perché vincolava all’abbattimento delle barriere architettoniche qualunque tipo di erogazione di fondi pubblici ai 305 Comuni abruzzesi.
Fu proprio la Bosco a proporla come prima firmataria e oggi, se 15 anni fa la norma fosse entrata realmente in vigore, decine se non centinaia di ostacoli architettonici ancora diffusi in tutti i centri, piccoli, medi e grandi della Regione, non esisterebbero più. Invece quella benedetta legge è rimasta bloccata, per insipienza o volontà, perché le varie giunte regionali che si sono succedute, da dopo Del Turco fino ad oggi, non hanno mai deliberato l’istituzione di speciali commissioni tecniche. Organismi di vigilanza, composti da esperti e deputati a svolgere le dovute verifiche nei Comuni che, percependo fondi regionali per le frane, le scuole o eventi culturali e sportivi, solo per fare qualche esempio, avrebbero dovuto, di volta in volta, abbattere le proprie barriere architettoniche.
MANINE INCIVILI.
Ma ora sappiamo che la legge è incagliata per colpa dell’esecutivo regionale. Per intenderci gli assessori e i dipartimenti preposti per nominare i componenti delle speciali commissioni di vigilanza. È solo questo il tassello mancante che, di fatto, è una barriera architettonica più insidiosa e invisibile di uno scivolo troppo ripido, dove una carrozzina si ribalterebbe, ma che presto sparirà.
La battaglia per i diritti negati riparte da quel cassetto chiuso in cui la legge è nascosta da 15 anni perché manine incivili si ostinano a non tirarla fuori.
E non c’è nulla di più interessante che riesumarla dall’archivio telematico della Regione. L’articolo 2 è perentorio: «Perdono il diritto a percepire qualsiasi contributo o agevolazione regionale le Amministrazioni comunali e Provinciali che consentono la realizzazione di opere pubbliche e private in difformità rispetto a quanto previsto in materia di accessibilità, di superamento ed eliminazione delle barriere architettoniche». L’articolo 3 estende il potere d’azione: «Le misure previste dall’art. 2 sono applicate anche per gli enti di trasporto pubblico regionale».
E il 4° individua i tasselli mancanti: «Le direzioni competenti in materia di Lavori Pubblici e di Trasporti provvedono annualmente a redigere un elenco degli enti inadempienti sulla base delle segnalazioni pervenute da due Commissioni tecniche costituite dai rispettivi dirigenti regionali dei Lavori pubblici e Trasporti, da un tecnico esperto in materia di abbattimento di barriere architettoniche e da un rappresentante designato dalle associazioni dei disabili maggiormente rappresentative».
Infine il punto chiave: «Con atto di Giunta sono stabilite le modalità di funzionamento delle Commissioni». Ma questo non è mai avvenuto.
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