Barriere nel fiume, decide la capitaneria
La Regione annuncia un incontro per valutare la proposta dei balneatori contro l’inquinamento
PESCARA. Regione, balneatori e Capitaneria di Porto. Si incontreranno tutti la prossima settimana, presumibilmente venerdì, per discutere della proposta di installazione nel fiume delle barriere mobili in grado di contrastare l’inquinamento. L’idea è stata lanciata qualche tempo fa dai balneatori ed è stata raccolta, dopo un primo approfondimento tecnico, dalla Regione Abruzzo, nelle persone dell’assessore Mario Mazzocca e del presidente Luciano D’Alfonso. Ma ora la parola passa alla Capitaneria di porto, chiamata ad esprimersi sulla fattibilità dell’intervento.
«Per noi si tratta di una soluzione perseguibile», dice l’assessore Mazzocca annunciando la convocazione di una riunione per la prossima settimana. «Al momento non ci sono controindicazioni, in base agli approfondimenti promossi sulla necessità di assoggettare l’intervento a Valutazione di impatto ambientale. Trattandosi di una misura tampone e provvisoria la Via non è necessaria, e i tempi per procedere sarebbero brevi, ma aspettiamo di sapere cosa ne pensa la Capitaneria. Il comandante, Enrico Moretti, si è detto disponibile a valutare questa soluzione per cui vogliamo capire se l’intervento realizzabile o meno nella nostra realtà. La riunione servirà ad approfondire la questione e a capire in che direzione muoversi. La Regione», ricorda Mazzocca rifacendosi alle dichiarazioni di D’Alfonso, «è anche pronta a finanziare le barriere, che dovrebbero costare attorno ai 300mila euro. E, semmai non se ne facesse nulla, abbiamo in mente un piano B ».
Le barriere mobili proposte dai balneatori sono state già usate altrove, per evitare lo sversamento di idrocarburi sulla costa, ricorda Riccardo Padovano, del Sib Confcommercio. «Nel caso di Pescara servirebbero ad allontanare dall’area sotto costa l'acqua di fiume, che al momento è inquinata. Ma questa ipotesi deve avere l'ok tecnico della Capitaneria, per ciò che riguarda la navigazione nell'area portuale. Sono loro gli esperti in materia e aspettiamo di sapere cosa ne pensano». Ma nel frattempo Padovano si è informato e ha recuperato il materiale del 2005. «Rivedendo le carte di allora, ho esaminato un vecchio studio dell’Apat commissionato all’epoca dal ministero delle Infrastrutture», spiega il rappresentante del sindacato. «E ho notato dei passaggi tecnici rilevanti, in cui emerge apertamente che per affrontare le problematiche del nostro fiume servono alcuni passaggi, come il Piano regolatore portuale e l’apertura della diga foranea. E poi, per evitare che la balneazione venga compromessa dall’acqua dolce del fiume, nello studio risulta auspicabile il ricorso a barriere galleggianti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

