Barriere sul fiume L’obiettivo è fermare lo scarico di gasolio

Dalle analisi dell’Arta arriva la conferma: le chiazze oleose sono idrocarburi. Oggi il verdetto sulla balneabilità del mare
PESCARA. La sostanza finita nel fiume Pescara venerdì pomeriggio, dopo il temporale delle 17, era una miscela di gasolio e di oli combustibili o bitumi, cioè idrocarburi più pesanti. È quanto emerso dalle analisi effettuate su quel materiale dall’Agenzia regionale per la tutela ambientale che ora si sta occupando di esaminare anche l’acqua del mare, per accertare eventuali conseguenze negative sulla balneabilità derivanti di quello sversamento, e già oggi si dovrebbero conoscere i risultati. Intanto sono state posizionate sul fiume delle barriere assorbenti, all’altezza del ponte D’Annunzio, per bloccare e trattenere altre tracce di quello scarico improvviso, le cui responsabilità sono ancora tutte da accertare. E ieri, dopo un sopralluogo che ha fatto emergere il persistere del problema, è stato esaminato il da farsi nel corso di una riunione tra la Capitaneria di Porto, rappresentata dal comandante in seconda, il capitano di vascello Marcello Notaro, il Comune, l’Arta e l’Autorità di sistema portuale di Ancona, che ha attivato una ditta, per contenere e recuperare le sostanze inquinanti.
L’allarme inquinamento è partito subito, venerdì, quando all’altezza dell’azienda nautica Il Gabbiano sono state notate le chiazze oleose che scurivano in maniera preoccupante il corso d’acqua ed è stato prelevato del materiale dai primi testimoni, preoccupati per quello sversamento. Il giorno dopo, quando le immagini del fiume a tratti nero facevano il giro del web dopo la pubblicazione dei video dell’associazione Porto Antico Pescara, l’Agenzia regionale per la tutela ambientale ha prelevato un campione, e ieri sono arrivati i risultati. Nel frattempo mentre quel materiale oleoso e denso, che inizialmente sembrava catrame, ha continuato a seguire il flusso del fiume, verso il mare, è partita la bonifica. E ieri, essendoci ancora delle tracce evidenti, si è deciso di bloccarle con delle barriere (ancorate alle banchine) realizzate con materiale assorbente, anche per bloccare quelle porzioni di sostanza che si staccano dalla vegetazione e dai punti in cui si era depositata. La sinergia con l’Arta, che ha subito parlato di una sostanza oleosa con la presenza di grumi, sarà preziosa per indirizzare l’attività della Capitaneria di porto che proprio attraverso la relazione dei tecnici intende risalire al punto di immissione nel fiume della miscela, anche se potrebbe essere complicato.
Ora l’attenzione si concentra anche sul mare, che potrebbe aver risentito dello sversamento della miscela composta da «gasolio ed altri oli pesanti, con caratteristiche tali da essere ricondotte nel novero degli oli combustibili», dice il direttore dell’Arta Maurizio Dionisio. Ieri sono state anticipate le analisi che comunque sarebbero state eseguite nel tratto di mare a ridosso della foce del fiume Pescara per verificarne la balneabilità. I campioni sono state prelevati nella zona di via Leopardi e a cento metri in direzione sud del molo del porto turistico. In questo caso, oltre alle analisi batteriologiche per rilevare tracce di escherichia coli ed enterococchi intestinali, sono state predisposte anche indagini per rilevare l’eventuale presenza di idrocarburi riversati in mare dal fiume. «L’auspicio», ha detto ancora il direttore Arta, «è che l’interessamento del tratto di porto canale e la quantità degli inquinanti non pregiudichino la qualità del mare e quindi delle acque di balneazione. Attendiamo fiduciosi gli esiti delle analisi», previsti per oggi.

