Basile: «Non affollate gli ambulatori: vi potete infettare»

8 Novembre 2020

PESCARA. Scoppiano i telefoni dei medici di famiglia. I pazienti chiedono vaccini antinfluenzali, tamponi Covid, visite, consulenze, terapie e anche conforto e rassicurazioni sullo stato di salute. I...

PESCARA. Scoppiano i telefoni dei medici di famiglia. I pazienti chiedono vaccini antinfluenzali, tamponi Covid, visite, consulenze, terapie e anche conforto e rassicurazioni sullo stato di salute. I medici di base rispondono alle telefonate, almeno 70 in più al giorno rispetto al periodo pre-Covid, ai Whatsapp, ai messaggini, alle mail. A fine giornata si sentono «più centralinisti» che operatori sanitari.
Gran parte del loro tempo è assorbito da queste operazioni, a cui si aggiungono le scartoffie burocratiche da smaltire. Non tutti hanno un ufficio di segreteria, non sempre riescono ad avere le forniture necessarie di mascherine, camici, occhiali e guanti per visitare i pazienti in sicurezza e spesso devono mettere mano al portafoglio per procurarsi i dispositivi. Servono saturimetri e tute di plastica protettive. Ai pazienti l'appello è di «non intasare gli ambulatori perché all'assembramento segue il rischio di infettarsi». La misura è colma e i medici sbottano: «Siamo al collasso». I sindacati Smi, Snami e Fimmg, guidati da Silvio Basile, Nicola Grimaldi e Franco Pagano, in rappresentanza di mille medici abruzzesi, hanno messo nero su bianco le istanze di «una categoria allo stremo» e inviato la missiva ai vertici regionali, l'assessore alla Salute Nicoletta Verì e il presidente Marco Marsilio.
«Ora ci aspettiamo di essere ascoltati», attacca Silvio Basile, 67 anni, operativo al distretto sanitario di Scafa, alla guida del Sindacato medici italiani Abruzzo, «noi ci impegniamo ogni giorno per assistere i pazienti (1400) che ci rispettano, ma non vogliamo arrivare agli insulti». Fa due conti il dottor Basile: «Riceviamo fino a 70 telefonate in più al giorno di gente che ci chiede i vaccini antinfluenzali che non arriveranno prima del 15 novembre. Finora ne abbiamo somministrati 200, ma ne servono altri 400 per completare la lista degli over 65, dei 60enni e delle altre persone a rischio. Per avere una risposta dei tamponi Covid dobbiamo aspettare almeno 7 giorni. Scarseggiano mascherine, camici e guanti, ma ci laviamo continuamente le mani. I Cup sono in affanno con "recall", prenotazioni e disdette degli esami. Per avere una segreteria che ci aiuti a smaltire le scartoffie occorrono incentivi regionali e ministeriali e i distretti sanitari vanno riorganizzati per velocizzare il lavoro dei medici di base. E, per attivare l'assistenza domiciliare, siamo costretti a chiedere i test dei tamponi che arrivano in ritardo» con gli operatori Asl stracarichi di lavoro.
Medici «sotto stress», incalza Nicola Grimaldi, presidente regionale Snami, sindacato che ingloba anche le guardie mediche, 118 e pensionati della professione. «Ultimamente», evidenzia Grimaldi, «stiamo lavorando quattro volte di più, anche il sabato e la domenica. Noi siamo brave persone e bravi medici, ma non ce la facciamo più a rispondere al telefono, whatsapp, messaggini, mail» diventati la nuova «prima linea» della medicina generale. «Compriamo con i nostri fondi non solo le mascherine», prosegue Grimaldi, «ma anche i saturimetri per misurare l'ossigenazione nel sangue, da lasciare ai pazienti che controlliamo con triage a distanza. Costano tra i 5 e i 40 euro. E poi, vogliamo sapere anche se i tamponi eseguiti nei centri privati sono validi e non è necessario ripeterli». Quindi l'appello ai pazienti: «Non venite a intasare gli ambulatori e, quando ci rechiamo a domicilio, esigiamo che tutti indossino la mascherina per la sicurezza di tutti». I tamponi ai medici di famiglia? «Sì, a patto che i test avvengano in ambienti dedicati messi a disposizione dalla Asl, per evitare rischiose file sui pianerottoli degli ambulatori medici», conclude Grimaldi.
Nella lettera-denuncia inviata alla Regione, i medici di famiglia «seppur consapevoli della presenza di pochi svogliati e indolenti tra i colleghi» ribadiscono con forza che «la stragrande maggioranza dei medici seri e responsabili è sfiduciata, delusa, allo stremo. Prova ne sono anche le numerose richieste di pensionamento anticipato».
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