«Basta cemento sul fiume» Flash-mob per il Pescara

Wwf e Legambiente alla foce del corso d’acqua «più tartassato d’Abruzzo» per denunciare «i tantissimi scarichi abusivi» e i danni dei rifiuti tossici di Bussi
PESCARA. Gli ambientalisti del Wwf e di Legambiente hanno scelto di riunirsi alla foce del fiume Pescara, definito “il corso d’acqua più grande e più tartassato d’Abruzzo”, per protestare con un flash-mob contro la crisi climatica, la cementificazione selvaggia e l’eccessiva proliferazione degli impianti idroelettrici, e per tornare a chiedere un intervento radicale di bonifica dei siti inquinati di Bussi.
La manifestazione, denominata “La protesta dei pesci di fiume”, si è svolta ieri mattina sul molo nord di Pescara, in contemporanea in altri cento luoghi simbolo in tutta Italia. Il vicepresidente Wwf Italia, Dante Caserta, assieme a Giuseppe Di Marco di Legambiente Abruzzo, a Filomena Ricci e Nicoletta Di Francesco del Wwf e ad altri volontari, hanno aperto un’enorme busta bianca indirizzata al ministro dell’Ambiente Sergio Costa per chiedere il rispetto rigoroso della direttiva “Quadro acque”. L’obiettivo, si legge sulla lettera, è di «evitare danni enormi agli ecosistemi fluviali» e «porre un argine al proliferare di progetti impattanti», convinti che «la biodiversità acquatica rischia un danno immenso a fronte di un contributo di energia rinnovabile irrisorio». «Abbiamo scelto il fiume Pescara», spiega Filomena Ricci, «perché è il simbolo delle cattive condizioni in cui versano i fiumi abruzzesi. Ci sono tantissimi scarichi abusivi ed è quello che ha subito e ancora oggi continua a subire i danni derivanti dalle discariche di rifiuti tossici di Bussi. Le decine di costruzioni selvagge lungo le sponde del corso d’acqua, nelle zone di esondazione naturale, impediscono la naturale espansione del fiume, ma oggi ci si illude che basti una barriera a fermare le acque».
Gli ambientalisti citano, tra le strutture realizzate più di recente, l’interporto di Manoppello e il centro commerciale Megalò, «costruito in virtù di una legge rimasta in vigore pochi mesi perché in contrasto con la normativa europea e nazionale».
«Accanto al fiume Pescara», è stato detto dagli organizzatori a margine del flash-mob, «si sta agendo per realizzare casse di espansione della cui scarsa utilità si è consapevoli sin dalla fase progettuale e che, con costi milionari, continueranno ad aggiungere danno al danno, riducendo solo in minima parte le conseguenze di eventuali alluvioni. Si sarebbe invece potuto e dovuto puntare tutto sulla rinaturalizzazione del corso d’acqua, impedendo ogni ulteriore colata di cemento e delocalizzando, ove possibile, le strutture a rischio».
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