«Basta nomi alla rinfusa, serve un progetto»

Leila Kechoud, consigliere comunale Pd, contesta il metodo usato dal partito per la ricerca del candidato
PESCARA. Altro che guardare dentro al partito, bisogna guardare fuori e aprirsi. Lo dice, intervenendo sulla questione della scelta del candidato sindaco, Leila Kechoud, consigliere comunale Pd e membro dell’Assemblea nazionale e coordinamento provinciale mozione Zingaretti. Un intervento che arriva dopo le indiscrezioni, pubblicate dal Centro di ieri, secondo cui l’assemblea del partito avrebbe dato mandato alla direzione provinciale, allargata alle componenti congressuali, di individuare il nome del candidato sindaco da proporre alla coalizione di centrosinistra, ricerca che si sarebbe al momento concentrata su personalità interne al Pd. Ed è su questo che Kechoud interviene: «L’atteggiamento autarchico e la tattica di temporeggiamento adottata in queste ore da gruppi di lavoro del Partito democratico locali “autonominatisi” non sembra per molti militanti e simpatizzanti, rispondere a quell’idea di autocritica tanto auspicata dopo le ultime elezioni politiche o al recente esempio di campo più largo sperimentato da Giovanni Legnini nelle ultime elezioni regionali che ha portato alla sensibile crescita del Pd nei sondaggi delle ultime settimane, l’unica strada per una risposta democratica al centrodestra e in particolare alla Lega» scrive la consigliera. E richiamandosi alle primarie del Pd dello scorso 3 marzo per il neo segretario del Pd, Kechoud sottolinea: «Con l’affermazione netta di Nicola Zingaretti si è chiuso un ciclo politico anche in Abruzzo e in particolare a Pescara con un risultato che sfiora il 70%. Nel suo discorso all’Assemblea nazionale il neo segretario ha tracciato una nuova linea per il nostro partito: “un nuovo Pd, più aperto, più inclusivo, realmente democratico, in grado di essere percepito come amico di chi parla con noi”. Una volontà di cambiare cultura politica e organizzativa, subito dopo le elezioni amministrative ed europee del 27 maggio, conferendo un ruolo di meri garanti agli attuali organismi di partito, a tutti i livelli, perché espressioni di una stagione passata, spesso monocorde». Ed è “agli organismi di partito di una stagione passata” che Kechoud si riferisce criticando il metodo seguito finora per la ricerca del candidato sindaco: «Nomi buttati alla rinfusa senza essere accompagnati da nessun progetto politico da sottoporre alla città. Nomi di certo spendibili e autorevoli come quello dell’ex vice sindaco Blasioli», sottolinea, «presentati senza però essere accompagnati da una strategia che coinvolga tutto il partito e i potenziali alleati di coalizione mettendo in evidenza, per esempio, la necessità per il centrosinistra di recuperare consenso nelle periferie e ricostruire rapporti privilegiati con le classi sociali disagiate».
E ancora: «Non vengono evidenziati gli aspetti positivi emersi dall’amministrazione uscente guidata da Marco Alessandrini, soprattutto nel campo del risanamento di bilancio o nella capacità di intercettare e utilizzare fondi europei per un totale di 8.5 milioni di euro in un biennio. Dunque», conclude e chiede Kechoud, «più confronto e partecipazione e meno iniziative solitarie per affrontare questo difficile periodo di transizione in attesa di una fase congressuale locale senza ambiguità o divisioni, seguendo un metodo inclusivo e rispettando il risultato delle primarie». Infine una punta di rammarico «nel constatare che l’appello di Zingaretti sul ruolo fondamentale delle donne nella vita attiva del Pd non sia stato accolto nel toto nomi di queste ore».

