Basti: «L’alta tecnologia al servizio di tutti i pazienti»

23 Maggio 2017

MONTESILVANO. Sostenibilità, razionalizzazione, nuove tecnologie. Sono questi i temi al centro del congresso nazionale di Acoi (Associazione chirurghi ospedalieri italiani), la convention che fino a...

MONTESILVANO. Sostenibilità, razionalizzazione, nuove tecnologie. Sono questi i temi al centro del congresso nazionale di Acoi (Associazione chirurghi ospedalieri italiani), la convention che fino a domani animerà il Pala Dean Martin di Montesilvano con la presenza di oltre 1400 specialisti arrivati da tutta Italia.
Ieri, ha partecipato anche il direttore del Centro Primo Di Nicola. Per conoscere meglio l’importanza di questo appuntamento per l’Abruzzo e per comprendere il ruolo giocato dalla sanità abruzzese nella sfida alle nuove tecnologie, abbiamo incontrato il professor Massimo Basti, direttore della Chirurgia generale dell’ospedale di Pescara ma anche presidente del congresso nazionale, insieme al collega di Popoli Vincenzo Vittorini, nonché candidato consigliere al prossimo Consiglio direttivo.
Perché è così importante che questo congresso si stia svolgendo a Montesilvano?
«Perché è la prima volta che si tiene in Abruzzo e perché i settori espositivi che abbiamo invitato hanno portato il massimo della tecnologia presente in sala operatoria. C’è l’esposizione completa per i sistemi di laparoscopia in HD, in 3D, in 4k, i sistemi robotici XI di ultimissima generazione. E siamo molto orgogliosi di aver trasformato in questo momento l’Abruzzo nella capitale italiana della chirurgia».
Quanto è fondamentale che questi sistemi siano sempre più precisi, ma anche sostenibili?
«È proprio il focus di questo congresso. La sostenibilità è in questo momento un problema importante. Noi come Acoi, la più grande società scientifica italiana per numero di iscritti, oltre ottomila, chiediamo che la razionalizzazione venga convogliata tutta sull’alta tecnologia. Non possiamo tornare indietro, così come non possiamo lasciare che i pazienti siano costretti a rivolgersi alla sanità privata».
C’è il rischio che alcune fasce della popolazione non riescano ad accedere alle nuove tecnologie?
«Questo è il problema. Non possiamo pensare che in un posto ci sia il massimo della tecnologia e in un altro nulla. Quindi l’Acoi deve essere il garante dell’equa distribuzione di queste tecnologie. Dopotutto il nostro è un sistema universale e accessibile gratuitamente a tutti. Ecco allora che la sostenibilità diventa ancora più importante ed è giusta la razionalizzazione. Bisogna fare delle scelte, dare delle priorità e ridistribuire quello che noi risparmiamo per creare centri importanti in cui ci sia il massimo, in maniera gratuita, per tutti».
Dal punto di vista delle nuove tecnologie, qual è il livello dell’ospedale di Pescara?
«Attualmente è al top in Italia. Abbiamo tutti i nuovi sistemi possibili sul mercato: i sistemi in HD e 3D per la laparoscopia, i sistemi per la Tem, microchirurgia endoscopica transale per i tumori, e abbiamo il nuovissimo sistema XI Quattro braccia di cui ne sono stati consegnati non più di 10 in tutta Italia».
Essere sempre al passo con i tempi, richiede formazione continua per voi medici?
«Il chirurgo è fatto così: prima lavora, poi quando ha finito deve lavorare e poi deve lavorare ancora. È così, non c’è una via di mezzo, perché se rallenti non sei al top, se non sei al top non puoi dormire tranquillo la notte. E poi è fondamentale avere un’equipe giovane, come quella di Pescara, e avere il supporto politico e del management sanitario che devono sostenere lo sforzo del medico. Soltanto in tre si riesce a raggiungere il massimo del risultato, se uno solo dei pilastri cede, crolla tutto il sistema».
Da questo punto di vista, a Pescara il sistema è solido?
«Attualmente in Abruzzo siamo messi bene, lo sforzo c’è. Abbiamo un assessore molto giovane, un direttore generale che conosce bene le prospettive del nostro ospedale, un governatore che è espressione locale della città».
Qual è il rapporto tra il paziente e le nuove tecnologie in termini di fiducia e di percezione della sicurezza?
«I pazienti sono molti informati perché c’è internet dove si spiega tutto: chi è il medico, in cosa consiste l’intervento, quale tecnologia viene usata. Quindi tu devi essere al passo con i tempi, se sei fuori dall’avanzamento dell’informatica sei fuori anche dalla tecnologia sanitaria».
Il paziente a volte non rischia di sentirsi più competente del medico stesso?
«Io ho imparato a convivere con questo fenomeno. Non possiamo fermare né la divulgazione né Internet; dobbiamo governarlo e per farlo bisogna conoscerlo. Se non lo conosci sei indietro, sei fuori, non ti aspetta più nessuno».