Bcc, stop al processo: gli atti al pm

Il giudice monocratico si dichiara incompetente. Il presidente Borgia unico imputato
PESCARA. Fumata nera ieri alla prima udienza del processo nei confronti del presidente della Bcc Abruzzese di Cappelle sul Tavo Michele Borgia. Su impulso del giudice monocratico Laura D’Arcangelo, il processo, che si sarebbe dovuto aprire ieri in tribunale, è regredito, tornando nelle mani del pubblico ministero Barbara Del Bono per un difetto di competenza dell’organo giudicante.
Il giudice monocratico, rilevando la propria incompetenza in favore del tribunale collegiale, ha infatti restituito immediatamente gli atti alla Procura, non consentendo così la costituzione di parte civile né al curatore speciale della banca, Carla Chiola, presente insieme al suo avvocato Guido Cappuccilli, né ad alcuni dei soci presenti.
Il processo, originato dalle contestazioni mosse dagli avversari di Borgia (assente all’udienza per un problema di salute) all’alba della sua terza elezione alla guida dell’istituto, ora riparte da zero. Il pm dovrà valutare se chiedere il rinvio a giudizio e il giudice per l’udienza preliminare dovrà pronunciarsi sull’eventuale approdo del fascicolo in dibattimento.
«È una decisione processuale tecnicamente ineccepibile», commentano gli avvocati Dante Angiolelli e Fabio Di Paolo, difensori di Borgia, «poiché il giudice monocratico era incompetente a giudicare. Siamo molto soddisfatti per l’epilogo garantista che si riflette in questa decisione. Essendo il tipo di reato contestato di competenza di un organo collegiale, composto cioè da tre giudici anziché uno soltanto, si amplia la sfera delle garanzie difensive che l’ordinamento processuale riconosce all’indagato, il quale potrà fare apprezzare le proprie argomentate difese davanti all’organo collegiale». Borgia, a cui viene contestato di aver permesso «la presentazione per il voto di deleghe irregolari», ribadisce «la completa fiducia nell’operato della magistratura».
Dal 26 aprile 2015, data della sua rielezione, le iniziative giudiziarie contro la sua persona si sono susseguite. Finora, a essere condannati dal Tribunale delle Imprese dell’Aquila sono stati però 19 sostenitori della lista avversaria, quella di Filippo Falconio, i quali volevano mandare a casa l’attuale consiglio di amministrazione della banca.
E intanto si avviano a conclusione le indagini che riguardano la lista Falconio, a sua volta finita sotto la lente d’ingrandimento della magistratura per brogli elettorali. Finora, sono trecento i soci della Bcc sentiti dalla Guardia di finanza e due i notai iscritti nel registro degli indagati.
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