Becci e Moretti: il porto? Non va chiuso, investiamo

Il presidente della Camera di commercio e il comandante della Capitaneria: nessun trasferimento a Ortona, occorre un piano per rilanciare lo scalo
PESCARA. La motocisterna Galatea, per la seconda volta in pochi giorni, è riuscita ad entrare in porto, diversamente da quanto era accaduto nei giorni precedenti quando, a causa dei bassi fondali creatisi da un eccessivo insabbiamento, era stata costretta a rinunciare al trasferimento del petrolio che trasportava nei depositi della Società di logistica Abruzzo costiero. Ma se la Galatea è riuscita a entrare è solo perché ha diminuito il carico, in modo tale da ridurre il proprio peso e di consentirle di evitare di «toccare» il fondo.
Se il grido d’allarme per i pericoli connessi ai bassi fondali è arrivato anche dagli armatori che hanno fatto sapere di dover affrontare, giorno per giorno, delle difficoltà sia in entrata e sia in uscita con le loro imbarcazioni, anche altri iniziano a chiedersi se non sia il caso di chiudere, almeno temporaneamente, il porto. La questione l'ha sollevata un lettore del Centro che, sulla pagina delle lettere, ha chiesto, senza indugi, che si metta «un cartello “Chiuso” all’entrata del porto- canale». D’altronde, ha aggiunto il lettore, Marino Valentini, un’eventualità di questo tipo non equivarrebbe «alla fine del mondo» e potrebbe «consentire a Pescara di vivere ugualmente». Alla marineria, sempre secondo Valentini, si potrebbe proporre un trasferimento al porto di Ortona. E ieri, alcuni diretti interessati, come i vertici della Capitaneria di porto e della Camera di Commercio – quest’ultima tra i maggiori sponsor del ritorno della Snav (i traghetti di linea per la Croazia) – hanno dato il via alla discussione. E la «chiusura sì, chiusura no» del porto è stata respinta dal comandante della Capitaneria di porto, Enrico Moretti, che ha auspicato invece un rilancio dell’attività portuale.
«La discussione da farsi in merito è molto più ampia», ha subito esordito Moretti. «Ora è ovvio che ci sia stato un cattivo uso del territorio», ha puntualizzato il capitano di vascello, «in quanto essendo su un fiume, nel porto ci sarebbe dovuto essere un dragaggio periodico, diversamente da come invece è accaduto, essendovi stato un dragaggio, prima di quello del 2013, nel 2008. Come pure è evidente che gli argini non siano stati manutenuti, che ci siano stati accumuli di materiale, depositi di terra, di scarichi industriali e sbancamenti. Però io dico», prosegue Moretti, «che bisognerebbe rendersi conto delle potenzialità che ha il porto: non c’è solo la marineria ma ci sono anche gli operatori commerciali», dice ancora. «E poi Pescara con la chiusura perderebbe le proprie radici, precludendosi la possibilità di sviluppi turistico-commerciali. Pertanto io, invece, credo che sul porto si debba investire, com’è previsto dal Piano regolatore portuale».
Per quanto riguarda la dicotomia porto di Pescara-porto di Ortona, Moretti suggerisce che Pescara sviluppi il settore «passeggeri, Ortona quello commerciale e Vasto quello commerciale e industriale». Tranchant la risposta di Daniele Becci, presidente della Camera di Commercio.
«Se dovessimo chiudere ogni cosa che non funziona», rimarca, «dovremmo chiudere tutto. Io sono totalmente contrario alla chiusura del porto, la quale rappresenterebbe un tumore per la città», osserva Becci. «Occorre invece un rilancio, attraverso il Piano regolatore portuale», sottolinea ribadendo il parere di Moretti, «per il quale è previsto un investimento di 20 milioni di euro».
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