Bellelli: «Rigopiano, le nostre posizioni nell’atto di appello»

Il procuratore interviene dopo le motivazioni della sentenza sulle 25 assoluzioni a fronte di 30 imputati E risponde alle critiche: rispettiamo le decisioni giudiziarie, noi non cediamo alle suggestioni infondate
PESCARA. A ventiquattr’ore di distanza dal deposito delle motivazioni della sentenza sul disastro di Rigopiano, con la quale il gup Gianluca Sarandrea ha assolto 25 dei 30 imputati coinvolti nel processo per la tragedia dell’hotel di Farindola che il 18 gennaio del 2017 venne spazzato via da una valanga lasciando 29 vittime sotto le macerie, la procura rompe il silenzio e il procuratore capo, Giuseppe Bellelli, esprime il suo pensiero in maniera elegante, ma ferma. «Nel nostro ordinamento costituzionale e processuale», dice il numero uno della procura di Pescara che ha sostenuto l’accusa con i colleghi Andrea Papalia e Anna Benigni, «la motivazione della sentenza illustra la ricostruzione fattuale, il percorso logico e le valutazioni giuridiche che hanno portato alla decisione. Tanto ha fatto il gup. La procura di Pescara, nel rispetto del diritto di informazione e nella consapevolezza dell’esigenza collettiva di comprendere le ragioni della decisione e delle diverse posizioni delle parti processuali, esprimerà la propria posizione esclusivamente nell’atto di appello, sui capi di sentenza che riterrà di dover impugnare».
Poi, Bellelli conferma l’intenzione di presentare ricorso, entra nello specifico e prosegue così: «I magistrati del pool sono impegnati in una lettura ragionata delle motivazioni della sentenza. La complessità delle questioni affrontate, che connota l’intera indagine e il processo Rigopiano, caratterizza anche la sentenza, a partire dalle posizioni di garanzia, alla dibattuta nozione di prevedibilità dell’evento: prevedibilità che, proprio perché da valutarsi ex ante nel caso concreto, impone una preliminare e basilare scelta, non neutrale e ancorata ai valori costituzionali, del modello di riferimento da adottare». E qui il procuratore fa un preciso richiamo a quello che è stato un punto centrale del suo intervento durante la requisitoria, quando affermò che «in questo processo si gioca la credibilità di tutti se non si sceglie l’agente modello cui fare riferimento: amministratori pubblici che monitorano il loro territorio tenendo a mente ogni problema che si presenta, ma non per ignorarlo. Un amministratore che non si preoccupi solo delle prossime elezioni e del consenso, ma che rispetti gli insegnamenti della Costituzione».
Nella sua nota di ieri Bellelli aggiunge un altro passaggio di rilievo quando afferma che «la procura della Repubblica di Pescara intende ribadire ancora una volta, a fronte di ripetute affermazioni circa presunte responsabilità rimaste fuori dal processo, che è la stessa sentenza a escludere tale evenienza con la formula “il fatto non sussiste”, e non avendo il giudice disposto la trasmissione degli atti al pm per procedere nei confronti di altri».
Bellelli conclude con un ricordo della strage di Capaci, avvenuta il 23 maggio del 1992: «Nel giorno della memoria di Giovanni Falcone», riflette il procuratore, «appare ancor più doveroso richiamarsi alle scelte rigorose e difficili, al dovuto rispetto di tutte le decisioni giudiziarie, e a stare in guardia da tentativi irresponsabili di immettere nel circolo del processo mediatico suggestioni non fondate sulla realtà, che nuocciono alla ricerca della verità e creano false aspettative»: un passaggio per chi ha probabilmente commentato la sentenza criticando la procura per la stesura di alcuni capi di imputazione e per il fatto di non aver tirato dentro il processo altri soggetti. Aspetti ampiamente valutati e vagliati a suo tempo sia dalla procura sia dal gip.
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