Beneduce: è il disagio degli uomini e delle donne in divisa
PESCARA. Quel disagio, silente e profondo, degli uomini e delle donne in divisa. L’animo che non si dà pace, malgrado l’apparente serenità. Poi, il punto di rottura: la decisione di farla finita,...
PESCARA. Quel disagio, silente e profondo, degli uomini e delle donne in divisa. L’animo che non si dà pace, malgrado l’apparente serenità.
Poi, il punto di rottura: la decisione di farla finita, spesso in solitudine, lontano dai riflettori. L’addio alla vita, agli amori, alle cose, quasi senza lasciare traccia. Un addio in punta di piedi, ma fragoroso come un colpo di pistola. Sullo sfondo, il dolore di chi resta: a chiedersi il perché.
Sono tanti i casi in Italia, ieri l’ultimo a Pescara, di un rappresentante delle forze dell’ordine che decide di chiudere con la vita, con addosso quell’insopprimibile pesantezza dell’essere. Senza lasciare risposte.
Sulla questione interviene Francesca Beneduce, dell’Osservatorio nazionale per i diritti e la salute dei militari e delle forze dell’ordine che chiede più tutela per i militari in divisa e analizza: «Ancora sconosciute le motivazioni che hanno spinto il carabiniere di 45 anni, pescarese, a porre fine alla sua vita. Quel che è certo, è il disagio degli uomini e delle donne in divisa».
Quindi la disamina tecnica: «Per ragioni squisitamente risarcitorie, l’amministrazione non pone nella giusta ottica questa problematica. Ricordo a questo proposito che il datore di lavoro è tenuto a vigilare sulla salute e il benessere psicofisico del lavoratore, anche e soprattutto, se questi indossa una uniforme». E conclude Beneduce che ha chiesto una commissione parlamentare d’inchiesta per i suicidi nelle Forze Armate e un garante nazionale: «La mia vicinanza e quella dell’Osservatorio alla famiglia del militare». (c.co.)

