Bilancio a notte fonda nonostante il Covid

Il sì oltre la mezzanotte, dopo il parere (positivo con riserva) dei revisori
L’AQUILA. Una corsa contro il Covid più che contro il tempo. La Regione non approva il Bilancio di previsione da 5 miliardi entro le 24, ma il voto slitta nella notte al termine di un percorso disseminato di ostacoli per tagliare un traguardo che ha rischiato più volte di sfuggire dalle mani della maggioranza falcidiata da consiglieri contagiati. L’ultimo della serie è il leghista Vincenzo D’Incecco. Ed è con questa notizia che si è aperta l’ultima tappa di un tour de force cominciato alle 9.57 di ieri con l’arrivo dell’atteso parere del revisori dei conti: 42 pagine di rose e spine per il governo regionale perché, da un verso, il bilancio di previsione ha ottenuto il via libera, ma dall’altro è condannato a restare sub judice per l’assenza di un tassello importante del mosaico, anzi di un architrave. In sintesi i revisori contestano alla maggioranza di centrodestra di aver bannato il cosiddetto piano di rientro, su un disavanzo di 360 milioni. E a pagina 19 del loro documento scrivono: «Il Collegio non ha elementi sufficienti per poter consapevolmente dare il suo parere in merito alla congruità degli stanziamenti del disavanzo inseriti in bilancio». Concludendo, a pagina 42: «Rilevata la sostanziale congruità e attendibilità contabile delle previsioni di competenza del bilancio, salvo quanto osservato in ordine al nuovo piano di rientro del disavanzo di amministrazione (...) dà parere favorevole con riserva». Non andiamo oltre, non entriamo cioè nei tecnicismi contabili dei conti della Regione, se non per scrivere la raccomandazione finale di chi ha vagliato il bilancio: «Il Collegio invita l’Ente ad un attento e costante monitoraggio delle entrate, ad adottare un piano di rientro e, se necessario, ad apportare, con tempestività, le dovute modifiche al bilancio di previsione 2022- 2024 al fine di garantire il mantenimento del rispetto degli equilibri di bilancio».
Ma siamo solo all’inizio di una lunga giornata che, alle 12,20, molto prima del via al Consiglio, riserva la seconda sorpresa. Questa volta da parte del presidente Lorenzo Sospiri che, con un colpo di spugna, cancella ben 26 dei 37 articoli del documento contabile prodotto dalla giunta Marsilio.
«26 articoli stralciati perché non attinenti all’oggetto del disegno di Legge di Stabilità regionale 2022», si legge in cima all’atto firmato da Sospiri che fa esclamare al capogruppo del Pd, Silvio Paolucci, ex assessore regionale al Bilancio, la frase laconica: «Non è mai accaduta una cosa del genere!». E arriviamo alle 13 quando, all’esito della positività di D’Incecco, la quarta dopo quelle di Guerino Testa, Fabrizio Montepara e dell’ex pentastellato Marco Cipoletti, un nuovo screening di massa.
Tutti negativi, comunica la Regione, anche se poi si sparge la voce della positività di un autista. Ma anche qui non andiamo oltre. Sono le 13,10 quando l’assessore al Bilacio, Guido Liris, dice la sua con un lungo comunicato: «Ringrazio il dottor Mario Del Vecchio, la dottoressa Lucia Romano e il dottor Angiolino Di Francesco, componenti del Collegio dei Revisori dei Conti della Regione Abruzzo, che hanno espresso parere favorevole al bilancio di previsione 2022-2024, che con la struttura dell’ente abbiamo perfezionato, non senza difficoltà dopo l’ormai nota sentenza della Corte Costituzionale, approvato in Giunta e che oggi approda all’esame del Consiglio regionale», scrive Liris nella sintesi iniziale della nota. Ma è subito smentito in modo perentorio da Sara Marcozzi che, parere dei revisori alla mano, sottolinea il passaggio chiave citato prima: il sì con riserva. Prima che il consiglio cominci c’è però il diktat del pentastellato Domenico Pettinari che scrive: «Arrivati alla celebrazione del nuovo bilancio regionale, mancano all’appello 300 mila euro a copertura della legge sui malati oncologici e 4 milioni di euro per finanziare il fondo perduto spettante a 6000 piccole imprese rimaste fuori dai ristori legati al fermo economico causa Covid». Questa è la sua denuncia seguita da un annuncio che farebbe impallidire anche il più incallito degli oppositori: «Sono pronto a presentare 50.000 emendamenti alla legge di bilancio se la maggioranza non darà seguito alle mie istanze». E i 50mila emendamenti non erano una invenzione.
Alle 16, il sipario si apre per chiudersi, temporaneamente alle 18.30. Ma nel frattempo va in scena l’inevitabile momento di tensione. Accade dopo un dettagliato intervento di Paolucci, sui debiti attuali della Regione e la loro origine reale, quando prende la parola il forzista Mauro Febbo, per replicare al capogruppo del Pd.
Ma interrotto più volte, come una zecca cavallina dal consigliere Sandro Mariani, Febbo se ne esce con una frase quasi irripetibile ma ben udita in aula: «Che pezzo di m...». Apriti cielo. Ma torniamo al Bilancio: la pausa delle 18,30 si trasforma in una lunghissima attesa. Qualcuno dice che, dietro le quinte, Lega e Fratelli d’Italia stiano litigando. Non è una novità. Dal centrodestra però smentiscono, rinviando a gennaio i tempi e i modi dello scontro interno alla maggioranza, quando i tre consiglieri transfughi del Carroccio batteranno cassa per un assessorato. Sono le 24 quando un brivido corre sulla schiena dei consiglieri di maggioranza. Il rischio di non farcela ad approvare il bilancio è a un passo. E lo spettro dell’esercizio provvisorio incombe. Ma il centrodestra ha 7 vite, come i gatti. Il sipario si riapre sul filo di lana per il voto notturno. Che andrà in porto all’una e trenta.

