«Bilancio con troppi tagli» «Sì, ma è colpa del governo»

Paolucci (Pd): il documento è a forte rischio di impugnativa da palazzo Chigi Febbo (FI): nonostante tutto abbiamo evitato di aumentare tasse e imposte
L’AQUILA. «Un documento pieno di tagli e a rischio impugnativa da parte del Governo» L’opposizione affila le armi in vista della seduta del consiglio regionale su legge di Stabilità 2021 e bilancio di previsione 2021-2023 in programma oggi pomeriggio alle 15. I gruppi di centrosinistra – Pd, Legnini Presidente e Abruzzo in Comune, più il gruppo misto – hanno annunciato, per questa mattina, una conferenza stampa per fare un punto generale prima della discussione in aula, anche alla luce delle audizioni degli assessori svoltesi nelle varie commissioni e del parere del collegio dei revisori dei conti, consegnato ai consiglieri solo ieri (il ritardo, causato da alcuni problemi di salute avuti da due membri del collegio, aveva portato il presidente del consiglio Lorenzo Sospiri, d’intesa con i capigruppo, a riprogrammare i lavori della sessione di bilancio, facendola slittare a dopo Natale). Qualche anticipazione l’ha data il capogruppo del Partito democratico Silvio Paolucci: «Questa manovra (per complessivi 4,7 miliardi di euro, ndc) prevede, sotto forma di razionalizzazioni, tagli lineari dell'8% per ogni capitolo di spesa, compresi sociale, trasporti e attività produttive. Non sono finanziati adeguatamente, inoltre, i settori strategici per la vita degli abruzzesi. Abbiamo già denunciato, nei giorni scorsi, come il bilancio di previsione mostrasse dei vizi evidenti. Ebbene, la conferma arriva dal parere dei revisori dei conti, che chiariscono come il documento presentato non appaia rispettoso della normativa vigente per quanto riguarda gli equilibri degli stanziamenti. Presenteremo degli emendamenti per correggere i vizi di legittimità ma anche per stanziare risorse che la giunta non ha voluto assicurare alla comunità».
COSA DICONO I REVISORI
Spulciando il parere dei revisori, vengono fuori, in effetti, alcune sottolineature: «Gli stanziamenti di cassa appaiono poco attendibili e poco rispondenti ai principi di corretta e veridica programmazione. Pur osservando che in linea di principio la mancata corrispondenza tra previsione e risultanze rientra nella normale fisiologia della gestione di bilancio, si sottolinea che per non privare il bilancio di significato, è necessario adottare opportuni comportamenti in fase di programmazione e gestione». Tra gli appunti mossi dal collegio, ce n’è uno sulle società partecipate («Non è stato previsto alcun accantonamento al fondo vincolato a copertura delle perdite, pur essendo in presenza di società con un risultato negativo») e un altro su alcune discrepanze nei trasferimenti che la giunta riconosce al consiglio («Si riscontrano differenze tra gli stanziamenti per investimenti previsti nel bilancio di previsione della giunta e le somme in entrata previste nel bilancio di previsione del consiglio regionale per gli anni 2021-2023»).
LA POSIZIONE DI FEBBO
A Silvio Paolucci ha replicato il capogruppo di Forza Italia Mauro Febbo, che già la settimana scorsa, insieme ai capigruppo di Lega (Vincenzo D'Incecco) e Fratelli d'Italia (Guerino Testa), aveva addebitato la responsabilità dei tagli al mancato introito di 49 milioni di euro, dovuto a trasferimenti statali negati e a entrate tributarie regionali ridotte a causa del Covid: «Anziché chiedere al Governo giallorosso di impugnare le leggi regionali, Paolucci ci aiutasse a farci rimborsare almeno i 68 milioni di euro che la Regione ha anticipato per le spese determinate dall'emergenza Covid. Infatti, su 108 milioni, ne abbiamo riavuti solo 40. Inoltre, dovrebbe aiutarci ad avere maggiori trasferimenti correnti da parte dello Stato su Irpef e Iva ma soprattutto sul fondo perequativo, che è stato tagliato da Conte e Di Maio di ben 32 milioni, passando da 2,864 miliardi a 2,832. Con queste risorse, sicuramente avremmo la possibilità di dare concretezza alle sue richieste e a quelle che vorremo inserire noi. Nonostante questi dati, non abbiamo aumentato né le tasse né le imposte né l'indebitamento».
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