Bimbi autistici, nuova condanna della Asl

3 Maggio 2024

Cure non garantite: l’associazione regionale di Verzulli e l’avvocato Legnini vincono il loro 133° ricorso 

PESCARA. Le attività riabilitative per l’autismo devono essere garantite. Ancora una volta il Tribunale di Pescara ordina alla Asl di garantire gli interventi prescritti per un bambino autistico e la condanna al pagamento delle spese legali. Lo aveva già fatto il 30 marzo, lo ha ribadito il 29 aprile scorso. L’ultimo pronunciamento per l’affermazione delle attività riabilitative per un bambino autistico emesso dal giudice, Andrea Pullini, ribadisce il diritto alle prestazioni e la responsabilità diretta della Asl di competenza. «A nulla sono valse le motivazioni dell’azienda sanitaria», afferma Dario Verzulli, presidente di Autismo Abruzzo Aps che conta 430 associati e difende i diritti di non meno di 8mila sofferenti di disturbi dello spettro autistico.
Questo è il passaggio centrale dell’ordinanza del giudice pescarese: «Il menzionato diritto soggettivo», si legge, « non può essere paralizzato (non essendo come detto affievolibile ad interesse legittimo) per le considerazioni di ordine economico rappresentate dalla Asla convenuta, ossia in ragione dell’entità dello stanziamento dalla Regione effettuato con riferimento all’ente erogatore privato accreditato presso il Servizio sanitario nazionale. Né pare pertinente», prosegue l’atto del tribunale, «il richiamo della giurisprudenza amministrativa citata da parte resistente in ordine agli equilibri di bilancio in materia di sanità, che fa riferimento alla giurisdizione su interessi legittimi (e dunque a tipologie di contenzioso amministrativistico diverso dal presente), ossia situazioni soggettive che come detto non vengono in rilievo nella fattispecie all’esame». Ma facciamo un passo indietro per capire dov’è il problema.
«Grazie ad una normativa nazionale e regionale ben articolata è oggi possibile affermare il diritto alle cure e abbattere le liste di attesa», spiega Verzulli. «Le informazioni sulle liste di attesa», aggiunge, «vengono richieste dalla Regione e trasmesse dalle Asl ma di fatto le assegnazioni di risorse per il trattamento di questa particolare condizione sono ferme agli importi spesi nel 2021».
È questo il punto che chiama direttamente in causa la Regione Abruzzo. «Al momento attuale purtroppo, il ricorso al giudice per l’affermazione di tali diritti è ancora l’unica soluzione», osserva il presidente dell’associazione ricorrente,«“perché la Regione Abruzzo non ha mostrato alcuna volontà di rivedere le assegnazioni di fondi alle Asl stabilite con una delibera di giunta, la numero 807 del 2022».
Le sole integrazioni al budget regionale per il biennio 2023-2024 infatti riguardano l’avvio del Centro di Celano (700.000 euro per il biennio 2023-2024); l’aumento delle risorse per il Centro Fondazione Oltre le Parole di Pescara (300.000 euro); e l’ampliamento dei fondi riservati al Paolo VI di Pescara (761.172,80 euro). «Il nostro avvocato e volontario, Gianni Legnini, ha collezionato fino ad oggi ben 133 ricorsi, presentati e vinti nei tribunali abruzzesi», esclama Verzulli.
«Abbiamo offerto la nostra esperienza e disponibilità gratuita a famiglie non solo dell’Abruzzo ma anche del Molise, della Campania, della Lombardia, del Piemonte e della Liguria. Ma sarebbe opportuno», conclude il presidente di Autismo Abruzzo, «che per l’affermazione di un diritto sancito dalla Costituzione e dalle leggi vigenti non sia più necessario un iter legale. Con una minima pianificazione e un pizzico di attenzione si potrebbero dare le giuste risposte e azzerare le liste di attesa». La parola passa alla Regione. (l.c.)