Bimbi ucraini senza latte in polvere

29 Marzo 2022

Il Comune: «Riceviamo tante richieste per questo prodotto, servono donazioni»

MONTESILVANO. Latte in polvere per i bambini ucraini ospiti a Montesilvano. È questo uno dei prodotti più ricercati dalle mamme scappate dalla guerra e che sono state accolte, nelle ultime settimane, negli hotel e nelle abitazioni private della città. Per via della presenza di tantissimi bambini ancora in fasce, delle numerose tipologie di latte in polvere disponibili sul mercato e del loro ingente prezzo, ma anche a causa delle diverse abitudini in tema di alimentazione, che vedono i bambini ucraini di oltre un anno fare ancora uso di questo prodotto, il centro di raccolta del Pala Dean Martin sta incontrando difficoltà nel soddisfare le richieste.
«Abbiamo ricevuto delle donazioni di latte in polvere», rivela il dirigente comunale alla protezione civile, Marco Scorrano, «ma ogni bambino utilizza un latte diverso, riceviamo richieste molto specifiche anche a causa di intolleranze e della difficoltà nel far abituare bambini così piccoli a un differente prodotto. Per cui spesso ci troviamo ad avere tante tipologie di latte in polvere nel centro di raccolta, ma a non possedere quello giusto e a dover fare delle collette per soddisfare le mamme. Per questa ragione sarebbe più utile una modalità di acquisto sospeso in qualche attività commerciale: in questo modo avremmo la possibilità di andare a ritirare il prodotto giusto all’occorrenza».
Ad avere difficoltà, in questi giorni, per via di una particolare tipologia di latte in polvere bevuto dal suo piccolo Artem di 10 mesi è anche Anastasia, estetista di 24 anni, arrivata a Montesilvano la scorsa settimana dopo 48 ore di autobus e dopo aver lasciato suo marito coetaneo a combattere al fronte. «Arriviamo da una città nella regione di Kiev tra quelle dove ci sono stati bombardamenti», spiega. «Abbiamo trascorso tre giorni sotto terra, ma con un bambino così piccolo, con il rumore continuo delle esplosioni e delle sirene e il freddo, non era semplice. Così mio marito ci ha accompagnato in macchina fino a Vinnycja da dove partivano i bus per l’Europa e ci siamo messi in viaggio, anche se è stato difficile separarci da lui. È rimasto a presidio delle barricate, lo sento tutti i giorni e mi tranquillizza dicendo che va tutto bene, ma dalla sua voce io capisco che non mi dice la verità. Con noi è venuta anche mia madre che è scappata in fretta e non è riuscita a prendere neanche una valigia». (a.l.)