Bimbo morto, la pediatra sotto inchiesta

Il pm indaga per omicidio colposo: si ipotizza la somministrazione di un farmaco al piccolo di un mese deceduto nel sonno
PESCARA. Colpo di scena nell'inchiesta aperta dalla magistratura di Pescara sulla morte di A.P., un bimbo di appena un mese, che ha smesso di respirare mentre dormiva nel letto con i suoi genitori.
Il sostituto procuratore Fabiana Rapino ha iscritto nel registro degli indagati la pediatra che si era occupata nei giorni precedenti del piccolo, che probabilmente non stava bene: forse una forma influenzale che aveva colpito anche gli altri tre figli della coppia di Spoltore. Un avviso di garanzia, con l'ipotesi di reato di omicidio colposo, ha raggiunto il medico: un atto dovuto per due motivi.
Il primo riguarda l'autopsia disposta dal magistrato che comunque non ha dato una risposta certa, in quanto è stata definita "autopsia bianca", quando cioè dall'esame macroscopico non emerge nulla di particolare: ora ci sarà tutta una serie di accertamenti da fare. Il secondo sarebbe legato a dichiarazioni che i genitori della piccola vittima avrebbero reso ai carabinieri di Spoltore dove, in un certo senso, avrebbero messo in rilievo il ruolo svolto dalla dottoressa e le sue possibili responsabilità per l'accaduto, almeno a detta dei familiari. E così martedì scorso il pm, dopo aver avvisato la dottoressa dell'indagine a suo carico, l'ha informata dell'autopsia che si è tenuta ieri, e quindi della possibilità di nominare un proprio consulente di fiducia per seguire questo delicato esame autoptico che dovrebbe chiarire le cause della morte. Autopsia che, stando alle norme imposte dalla legge quando viene coinvolto un medico, è stata effettuata non dal solo medico legale, il dottor Pietro Falco, ma da un collegio di medici.
La procura ha dunque allargato la nomina anche al professor Francesco Chiarelli dell'università D'Annunzio e al dottor Giuseppe Lattanzio che hanno affiancato Falco in questo importante passaggio tecnico-giudiziario. L'indagata non ha nominato invece alcun consulente così come la famiglia, che in questa vicenda è assistita dall'avvocato Moreno Di Muzio. L'avviso di garanzia alla pediatra è diventato dunque un passaggio obbligato per la procura proprio sulla scorta di quanto la famiglia ha dichiarato ai carabinieri.
Si ipotizza la somministrazione di un farmaco che renderà di conseguenza indispensabili tutta una serie di ulteriori accertamenti medici da parte del collegio; i tre esperti dovranno eseguire gli accertamenti istologici, per capire se e che cosa possa aver inalato il bambino. Subito dopo il decesso si è ipotizzato, come possibile causa della morte del piccolo A.P., un rigurgito (che però sembra non aver ancora trovato conforto da questa prima parte appena conclusa dell'esame autoptico) o la cosiddetta "morte in culla" che colpisce i bambini da un mese a un anno di vita. Ma anche in questo caso, nulla di scientifico in quanto sarebbe, nell'ipotesi, una diagnosi per esclusione, come dicono i medici. Quella sera, i genitori avevano pensato di tenere accanto a loro il neonato forse proprio per controllare le sue condizioni di salute. La mamma gli aveva dato l'ultima poppata all'una di notte. Poi, verso le 4,30 di notte, l'agghiacciante scoperta del bimbo che non dava più segni di vita. È stato chiamato il 118. Ma i tentativi di rianimarlo, a casa e in ospedale, sono stati vani. Lo strazio e il dolore per quella improvvisa e al momento ancora inspiegabile morte del piccolo, hanno portato la famiglia a vagliare qualsiasi ipotesi. Da qui il coinvolgimento della pediatra che potrebbe comunque non avere nulla a che fare con quella morte che potrebbe essere stata soltanto una tragica fatalità. Ma per saperne di più bisognerà attendere il responso dei consulenti fra 60 giorni.

