Biologa pescarese a Hong Kong: con la mascherina, senza panico

Maxine Cutracci: «Scuole chiuse e lezioni on line, ma la vita negli uffici procede normalmente» Ha appena ricevuto la visita della madre: «Ad allarmare di più sono le notizie che arrivano dall’Italia»
PESCARA. Mascherina d’ordinanza per frequentare i luoghi affollati, ma nessuna psicosi. A Hong Kong la vita di Maxine Cutracci, 31enne biologa marina pescarese, non ha subito grossi sconvolgimenti. «Paura? Un po’ sì, ma siamo anche abbastanza tranquilli», spiega la donna, che dal 2017 vive nell’Estremo Oriente ed è sposata con un cinese. Abita da due anni a Hong Kong, dove insegna in una scuola internazionale: un centro di biologia marina dove i ragazzi vengono educati all’Oceano. Le vacanze del Capodanno sono state prolungate anche qui come nella Cina continentale, ma si continua a lavorare e a uscire di casa.
C’è apprensione a Hong Kong per la diffusione del coronavirus?
«Sicuramente, siamo tutti un po’ preoccupati. Andiamo in giro con la mascherina, in particolare nei luoghi molto affollati come la metropolitana e in generale dove ci sono tante persone, oppure in posti come gli ascensori dove si sta a contatto stretto con sconosciuti. Ma comunque la vita continua come sempre: qui a Hong Kong i ristoranti sono aperti, come pure i locali e i centri commerciali. Si fanno tranquillamente passeggiate».
Indicazioni specifiche da osservare?
«La mascherina è consigliata, ma non obbligatoria, a meno che non si abbiano sintomi preoccupanti. Io la indosso sempre solo in metro o posti simili».
Da quando è cambiata la situazione?
«È cominciato tutto più o meno dopo il periodo del Capodanno cinese (il 25 gennaio, ndr). Io lavoro in una scuola internazionale, che doveva restare chiusa una settimana, ma la chiusura per gli studenti è stata prorogata in via precauzionale fino al 2 marzo. In ogni caso io continuo a lavorare normalmente dalle 9 alle 16, anche se i ragazzi non vengono a scuola e molte lezioni, come pure nelle università, si stanno svolgendo on line».
Si è diffusa una sorta di psicosi da voi?
«In realtà le notizie più allarmanti mi arrivano dall’Italia. Leggendo i giornali in italiano sembra che siamo destinati a morire tutti in poco tempo. La vita, invece, qui non è cambiata eccessivamente, come sembrerebbe da fuori: gli impiegati negli uffici ad esempio continuano a lavorare come hanno sempre fatto».
Ma, quindi, lei non ha una paura eccessiva?
«Quella che ho, me la mettono soprattutto gli italiani che mi dicono di scappare. Il mio capo invece mi ha detto tranquillamente di venire in ufficio e di indossare la mascherina per precauzione».
Frequenta altri italiani? Loro che cosa pensano?
«Proprio sabato scorsa sono uscita con delle connazionali: siamo state a cena in un ristorante italiano, abbiamo fatto una passeggiata. Indossiamo la mascherina dove è necessario. Senza panico».
Suo marito è cinese: lui ha avuto problemi particolari?
«È tornato a casa per il Capodanno, nella provincia di Hunan, di fianco a quella di Hubei da dove è partita l’epidemia. Dove è lui, ora è tutto chiuso: cinema, ristoranti. Sono proibiti gli incontri pubblici e deve restare in casa. Dall’8 febbraio la legge impone 14 giorni di quarantena per chi torna dalla Cina continentale».
Come vivete questa situazione?
«Dispiace, ma allo stesso tempo il fatto che vengano osservate tante precauzioni ci fa anche sentire più sicuri».
Di recente a Hong Kong ha ricevuto la visita di sua madre: lei che impressione ha avuto?
«Nei giorni in cui è stata qui si è resa conto che la vita procede normalmente. Abbiamo fatto tanti giri, siamo stati sulle isole, abbiamo visitato i luoghi turistici. Alla fine, si agitava solo quando ci chiamavano da casa. Per tornare è stata costretta a fare scalo a Madrid perché avevano cancellato il volo diretto. Ma qui abbiamo fatto le stesse cose che avremmo fatto se non ci fosse stata l’emergenza virus, a parte un po’ di fastidio per l’uso della mascherina».
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