Biondi: decisione sbagliata i cantieri non vanno chiusi

Il sindaco dell’Aquila scrive ai parlamentari abruzzesi Liris e Sigismondi (FdI): «Eliminare le agevolazioni significa compromettere il processo di ricostruzione»
L'AQUILA. La politica si mobilita. Il primo a scendere in campo contro lo stop allo sconto in fattura e alle cessioni dei crediti del Superbonus anche per le aree terremotate, varato dal Consiglio dei ministri, è stato il sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi, che ha inviato una lettera ai senatori Guido Quintino Liris ed Etelwardo Sigismondi, di Fratelli d'Italia. Un appello per chiedere un intervento nei confronti del Governo e scongiurare il rischio del mancato completamento della ricostruzione post- sisma. Non si è fatta attendere la replica di Liris. Anche il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha fatto sentire la sua voce chiedendo «di mantenere gli incentivi previsti per i bonus edilizi nelle aree colpite dai terremoti 2009 e 2016-17 per non compromettere i processi di rinascita in atto».
LETTERA DI BIONDI
«L’approvazione del nuovo decreto sui bonus edilizi, che escluderebbe le aree colpite dai terremoti del 2009 e del 2016-17 dagli incentivi fiscali che erano stati previsti per far fronte all’eccezionale aumento dei costi delle materie prime e delle lavorazioni, rappresenta un serio rischio per la prosecuzione del processo di ricostruzione post-sisma», scrive il sindaco Biondi, «va ricordato che lo strumento pensato per questi territori, che ha rappresentato un grande risultato per L’Aquila, l’Abruzzo e le aree delle altre regioni del Centro Italia interessate, non era e non è assimilabile a un bonus ordinario perché concepito esclusivamente in virtù degli effetti nefasti che proprio il Superbonus ha causato alterando il mercato e facendo esplodere i prezzi delle materie prime. Un ripensamento in corso d’opera comporterebbe, ora che molti professionisti e imprese erano concentrati a lavorare in modo indefesso per rispettare i termini che lo stesso legislatore aveva concesso, estendendo fino al 31 dicembre 2025 gli incentivi fiscali previsti dai precedenti provvedimenti, una brusca battuta d’arresto con inevitabili conseguenze sull’economia locale e, soprattutto, sui lavori di ricostruzione post-terremoto». Biondi evidenzia come «l’utilizzo degli incentivi fiscali sia previsto per la quota in accollo ai proprietari di immobili inagibili a causa del sisma e, dunque, per una spesa ritenuta ammissibile a contributo, ma eccedente i limiti della contribuzione parametrica convenzionale previsti dalle ordinanze del commissario straordinario. Eliminare oggi questo tipo di agevolazioni, significherebbe rischiare di compromettere l’ultimo miglio della ricostruzione». All'appello ha risposto il senatore Liris: «Da ieri siamo al lavoro con i parlamentari abruzzesi e delle altre regioni interessate, in sinergia con il Commissario alla Ricostruzione, Guido Castelli, per scongiurare che le aree del cratere rientrino in questo decreto. Ieri, con il collega Sigismondi, ho incontrato il ministro Giancarlo Giorgetti per spiegare quelle che sono le nostre ragioni. Il Ministro si è dimostrato molto vicino alle nostre posizioni. Ci stiamo muovendo al massimo delle nostre possibilità. Saranno studiati gli opportuni cambiamenti, in queste ore che separano il Consiglio dei Ministri dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Altrimenti lavoreremo per migliorare il provvedimento in commissione, in vista della conversione».
APPELLO AL GOVERNO
In mattinata era arrivata una nota congiunta a firma del sindaco Biondi e del presidente della Regione, Marsilio: "Ci siamo attivati, congiuntamente al commissario Guido Castelli, i parlamentari e gli uffici del ministero dell’Economia per scongiurare il prevedibile blocco della ricostruzione», hanno dichiarato Biondi e Marsilio, «l'utilizzo dei benefìci fiscali per il ripristino degli immobili danneggiati dai terremoti del 2009 e del Centro Italia, infatti, non è un privilegio per pochi, come accaduto in molti casi e con conseguente esplosione dei conti pubblici, ma una necessità senza la quale non potremmo continuare ad aprire cantieri. Il ricorso a tali agevolazioni è previsto per la quota in accollo ai proprietari di immobili inagibili e la loro eliminazione comporterebbe un grave pregiudizio per il processo di ricostruzione e imporrebbe, comunque, un intervento ampliativo della contribuzione parametrica convenzionale, con un'analoga spesa a carico dello Stato. Attendiamo, comunque, di leggere il testo definitivo del decreto e confidiamo che il governo terrà conto delle nostre ragioni».(m.p.)
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