«Bisogna valorizzare il lavoro degli infermieri»

9 Aprile 2020

Lettera alla Regione dei quattro presidenti degli Ordini professionali: mancano i dispositivi sanitari

PESCARA. Gli Ordini delle Professioni infermieristiche abruzzesi (Opi) hanno inviato ieri al presidente della Regione Marco Marsilio, all'assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì e ai direttori delle quattro Asl abruzzesi una lettera per lamentare l’insufficienza e la scarsa qualità dei dispositivi di protezione individuale e soprattutto la mancata valorizzazione professionale degli infermieri nella gestione dell'emergenza Covid-19. Per questi motivi, chiedere alla Regione un incontro urgente.
Nella lettera, firmata dal presidente di Chieti, Giancarlo Cicolini, dell'Aquila, Maria Luisa Ianni, di Pescara, Irene Rosini, e di Teramo, Cristian Pediconi, vengono spiegati tutti i problemi attualmente affrontati dai lavoratori della sanità, a cominciare dall’inadeguata protezione degli infermieri nell’esercizio delle loro funzioni.
I dispositivi di protezione individuale sono, scrivono gli ordini, «di scarsa qualità, inadatti e insufficienti». E ancora, «manca totalmente la fornitura di copricapo integrali per coprire testa e collo, i camici si aprono sul retro perché non hanno la doppia allacciatura, aumentando di fatto il rischio di contaminazione» e mancano anche i gambali di protezione per gli arti inferiori.
La mancanza dei dispositivi fa sì che non possano essere cambiati durante il turno di lavoro: vuol dire, per gli operatori, trattenere qualsiasi bisogno fisiologico per tutta la durata del turno, cioè per 8, 10 ore.
Oltre alle oggettive difficoltà incontrate ogni giorno durante il lavoro, la lettera mette in evidenza anche l’esclusione totale della professione infermieristica da qualunque decisione, durante l’emergenza Covid. «Ad oggi», scrivono i firmatari della lettera, «il ruolo della professione infermieristica è considerato quello di meri esecutori, con nessuna condivisione o partecipazione ad attività direttive o di programmazione a livello regionale». Unico progetto orientato sul territorio è quello delle Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale, ma «così articolata», scrive ancora l’Opi, «la figura professionale dell’infermiere non solo viene ingiustificatamente individuata come “collaboratore”, e dunque non considerando la sua autonomia professionale, ma soprattutto viene creata, in maniera del tutto illegittima, una sorta di incomprensibile equivalenza di funzioni tra infermiere, oss e autista, professionalità che equivalenti non sono». Creando così, conclude la lettera, «una indebita interscambiabilità tra le figure, in aperta violazione di legge.
Si sottolinea inoltre come, proprio per l’attuale stato d’emergenza e vista la carenza di infermieri, queste figure possono essere utilizzate come collaboratori del medico per attività di triage, quando il Ministero della Salute nelle Linee d’indirizzo Nazionali sul Triage, recepito dalla conferenza Stato-Regioni, definisce quest’ultima una funzione infermieristica. (s.d.n.)