Bollette alle stelle, la stangata: i condomini pagano mille euro

24 Settembre 2022

Gli amministratori dei palazzi con gli impianti centralizzati stanno convocando le assemblee Pierotti: «Tariffe già cresciute del 40 per cento». Simolo: «E la capacità di spesa è peggiorata»

PESCARA. Le bollette del gas passate in estate, nonostante i riscaldamenti spenti, dai 200-300 euro anche a mille euro per condomini da 40 unità abitative non fanno presagire nulla di buono quando i termosifoni entreranno in funzione. È una sfida quella che hanno di fronte i condomini cittadini per il prossimo inverno: rispettare il piano del governo per limitare gli effetti del caro energia, e pensare a qualche riduzione in più per provare a ottenere risparmi sulla spesa finale e non gonfiare troppo le quote condominiali.
Una prima stangata era arrivata già da aprile, ultimo mese dei riscaldamenti accesi della scorsa stagione invernale, tanto che gli amministratori dei condomini sono stati costretti a elaborare con i fornitori piani di rientro per coprire le spese aggiuntive. Ma ora le quote rischiano di salire anche del 30-40 per cento.
«Le bollette sonno raddoppiate già da aprile-maggio», evidenzia Caterina Simolo, presidente provinciale dell’Aiac (Associazione italiana amministratori condominiali), ma anche durante il periodo estivo sono state superiori alla media. Con i consumi dell’inverno non osiamo immaginare cosa potrebbe accadere. In questi giorni si stanno cominciando a convocare le assemblee nei condomini con riscaldamento centralizzato, proprio per assumere decisioni in merito. Sicuramente le quote condominiali dovranno essere aumentate, ma questo è un problema, perché la capacità economica dei condòmini è sempre la stessa, se non peggiorata».
L’idea è di pensare a una riduzione oraria dei riscaldamenti. Fino a ora, a Pescara era consentita l’accensione degli impianti fino a un massimo di 12 ore al giorno. Il governo ha chiesto la riduzione di un’ora della durata giornaliera, dunque per legge i palazzi dovranno adeguarsi, ma non si escludono ulteriori riduzioni deliberate nei condomini.
«Purtroppo i riscaldamenti centralizzati non hanno lo stesso rendimento di quelli autonomi», sottolinea ancora l’avvocato Simolo. «Questo limite costringe a mantenere l’accensione per un numero maggiore di ore». A rendere più complicato il quadro, c’è anche la varietà di esigenze in uno stesso condominio. «Gli uffici hanno delle necessità, le abitazioni private altre, quelle dove ci sono persone anziane altre ancora. Bisogna contemperare questi aspetti e per andare incontro a tutti, l’orario deve essere più ampio. Laddove sarà possibile, però, si dovrebbe puntare a una riduzione almeno sulle otto ore al giorno».
Il piano del governo prevede anche l’abbassamento di un grado della temperatura, portandola sui 19, e la contrazione del periodo di accensione di 15 giorni, posticipando di 8 la data di inizio (quindi l’8 novembre) e anticipando di 7 la fine. «Ci atterremo a queste indicazioni», sottolinea Marco Pierotti, presidente provinciale dell’Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari (Anaci). «Più che incidere sulla temperatura, possiamo lavorare sulla riduzione giornaliera. L'installazione per legge dei contabilizzatori, che consentono agli inquilini di regolare autonomamente l’accensione e la temperatura nelle abitazioni anche nei condomini a riscaldamento centralizzato, e il calcolo della spesa non più sui millesimi, ma sull’effettivo consumo, hanno già portato le persone a essere più attente». Il vero risparmio, secondo Pierotti, dovrebbe essere a monte. «Occorre intervenire sui fabbricati per evitare che la temperatura si disperda inutilmente. Bisogna risparmiare, ma non sperperare. Se riduciamo le ore, si ottengono case fredde e laddove ci sono anziani non è pensabile. Gli aggravi ci sono già stati di circa il 50 per cento l’anno scorso», ricorda. «Ora speriamo che non siano necessari ulteriori aumenti e che si possa bloccare il costo del gas metano, perché le quote condominiali sono già verso un più 40 per cento».