Bomba al locale 4 anni dopo il rogo doloso

L’inchiesta sull’esplosione a Città Sant’Angelo: ripreso dalle telecamere chi ha messo l’ordigno, si indaga tra i clienti
SANT’ANGELO. Un incendio doloso, nel 2011, scivolato in un’archiviazione senza nessun colpevole e, adesso, una bomba contro lo stesso circolo privato. Quattro anni fa come stavolta, il bersaglio è sempre lo stesso: il circolo privato El Hueco. Un locale latino americano, in via della Scafa a Marina di Città Sant’Angelo, aperto soltanto il sabato notte e frequentato, secondo i carabinieri, quasi esclusivamente da stranieri, gay e transessuali. Così l’inchiesta sulla bomba piazzata all’ingresso del locale, che ha distrutto la saracinesca e la vetrina, parte da lontano, da quel 27 ottobre di 4 anni fa quando il circolo, all’epoca in un locale dell’ex Monti in via Cavallotti, a Montesilvano, era stato dato alle fiamme con un bilancio di 100 mila di danni. Un incendio doloso rimasto un mistero.
I carabinieri chiameranno, nella caserma di via Agostinone, a Montesilvano, il gestore del circolo: dovrà rispondere alle domande degli investigatori anche se, a caldo, di fronte alla serranda rotta, ha già assicurato di non avere conti in sospeso con nessuno e di non avere sospetti. Ma per due attentati in 4 anni una spiegazione deve pur esserci.
La bomba, un ordigno rudimentale confezionato con un contenitore di plastica stipato di esplosivo e una miccia, desta allarme: l’attentato è stato messo a segno tra attività commerciali e artigianali frequentate e che hanno riportato danni per quasi 10 mila euro.
Secondo i primi passi dell’indagine dei carabinieri, guidati dal capitano della compagnia di Montesilvano Vincenzo Falce, non ci sono testimoni: nessuno ha visto niente perché, alle 4 della notte tra giovedì e venerdì scorso, via della Scafa, tra il fiume Saline e il casello dell’A14 di Pescara nord, era un deserto.
L’unica possibilità di dare una svolta all’inchiesta è racchiusa nelle immagini riprese dalle telecamere delle numerose attività della zona: i carabinieri hanno acquisito le registrazioni e avviato la visione delle immagini. Chi ha messo la bomba davanti alla saracinesca è stato ripreso. Ripresi anche i movimenti precedenti e successivi allo scoppio.
La stessa cosa, però, era accaduta anche nel 2011 e quelle immagini non sono servite a risalire agli autori del rogo: il motivo dell’incendio doloso è rimasto un segreto conosciuto soltanto da chi aveva appiccato quel fuoco. In quell’occasione, una persona era stata ripresa dalle telecamere di un’attività a 50 metri dal circolo e poi ancora mentre stava forzando la serratura con un cacciavite. Ad accorgersi del rogo erano stati i carabinieri passando in zona per un controllo. Nessun testimone, quindi, e l’indagine sull’incendio doloso è finita su un binario morto: una circostanza che accade spesso con i fatti di fiamme.
Adesso, i carabinieri scavano tra la clientela del locale: si tratta, soprattutto, di sudamericani e romeni, pochi italiani.
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