Bombe, fucili e pistole nell’auto «Armi per assaltare portavalori»

I carabinieri di Chieti arrestano Floriano Ulisse: nella sua Panda parcheggiata in via Agostinone un arsenale pronto per essere consegnato a una banda. Gli artificieri fanno brillare gli esplosivi
MONTESILVANO. «Non ho le chiavi, le ho perse». Quando i carabinieri gli hanno chiesto di aprire la macchina, Floriano Ulisse è sbiancato. E ha provato, con un’ultima bugia, a nascondere l’arsenale che custodiva nella sua Fiat Panda grigia parcheggiata davanti a casa, a Montesilvano, in via Agostinone, non lontano dalla Compagnia dei carabinieri.
Nel bagagliaio i militari del nucleo investigativo di Chieti hanno trovato bombe a mano, mitra, pistole, munizioni per mitra kalashnikov, caschi. In altre parole: tutto l’occorrente per un assalto imminente, forse a un portavalori. Per Ulisse, 65 anni, noto per i suoi precedenti per truffe e riciclaggio, con quattro pagine di fedina penale, si sono spalancate le porte del carcere. Da giorni, nell’ambito delle indagini su rapine cruente e furti avvenuti nell’area metropolitana, gli uomini del colonnello Florimondo Forleo e del maggiore Marcello D’Alesio avevano notizia dell’arrivo - probabilmente dall’Est Europa - di un carico di armi destinato alla criminalità locale. Così gli investigatori sono giunti ad Ulisse e lo hanno tenuto sotto controllo per un po’, notte e giorno. Ieri, poco dopo l’alba, ecco il blitz. I carabinieri perquisiscono l’abitazione in cui il pregiudicato vive, in un condominio a due passi dalla caserma dell’Arma. In casa non c’è nulla di sospetto. Quando scendono nel cortile, però, Ulisse appare sempre più nervoso. Finché si rifiuta di aprire la Panda, che tra l’altro è sotto sequestro amministrativo dopo che il 65enne è stato beccato alla guida senza patente.
Ma la portiera anteriore, lato passeggero, è in realtà aperta, quasi sicuramente per permettere a qualcuno di prendere il carico di armi. «Tanto non c’è rischio», deve aver pensato Ulisse, «è impossibile che un ladro decida di rubare una macchina a 100 metri dalla caserma dei carabinieri». Fatto sta che dal cofano spunta un borsone con un fucile automatico MP40 calibro 7.62, due pistole semiautomatiche calibro 7.65 e calibro 9 corto (di cui una con matricola abrasa), quattro caricatori, munizioni per kalashnikov e, soprattutto, due bombe a mano pronte all’uso.
Si tratta di ordigni micidiali, di produzione ex Jugoslavia, utilizzati nei conflitti balcanici: ciascuno contiene 52 grammi di tritolo.
«Questa roba non è mia: qualcuno ha voluto incastrarmi», ripete Ulisse prima di essere portato in caserma e, poi, al carcere di San Donato. Il sostituto procuratore della Repubblica di Pescara Paolo Pompa lo accusa di detenzione di armi e munizionamento da guerra. Più tardi le bombe verranno fatte brillare dagli artificieri sulla spiaggia di Montesilvano. Le indagini vanno avanti: i telefoni e il computer finiti sotto sequestro potrebbero svelare il giro criminale di Ulisse. Il suo ruolo è ancora da chiarire: era “solo” il custode dell’arsenale o era pronto, insieme ad altri complici, a passare all’azione?
Saranno invece i Ris ad accertare se le armi custodite nella Panda sono state già utilizzate. «Armi di questo tipo», spiega il colonnello Forleo, comandante provinciale dei carabinieri di Chieti «servono per colpi particolarmente violenti: assalti a furgoni blindati, uffici postali e banche». Una cosa è certa: le munizioni trovate nel borsone non sono compatibili con le pistole e i fucili sequestrati. In giro, fra le province di Pescara e Chieti, ci sono ancora armi pericolose.
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