Bonifica della discarica di Bussi Il sindaco al ministro: basta rinvii

Lagatta torna a sollecitare il responsabile dell’Ambiente, Sergio Costa: «I fondi ci sono e vanno utilizzati Il ritardo rischia di creare irreparabili conseguenze alla reindustrializzazione e all’economia della zona»
BUSSI SUL TIRINO. Il sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta, torna a sollecitare il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, per l’avvio delle operazioni di bonifica delle aree 2A e 2B a monte della discarica Tremonti. Aree periferiche del centro abitato, dove si sono accumulati (responsabilità addossata alla Edison) scarti di lavorazione del polo chimico fino al 2002, e destinate dal Comune di Bussi all’espansione urbanistica ed edilizia. E Lagatta lo fa dopo aver appreso le dichiarazioni di Costa, riportate dal giornale “Brescia e Provincia” che, in relazione alla bonifica della discarica di residui di lavorazioni chimiche Caffaro, di Brescia, ribadisce che «le risorse finanziarie disponibili non sono utilizzabili su un sito di proprietà privata. Lo sarebbero invece se le aree venissero acquisite alla proprietà pubblica (Comune)».
Lagatta è trasecolato, perché tutto ciò che il ministro dice, il suo Comune lo ha già fatto e lui stesso, in due missive del 7/7/2018 e del 5/9/2018 lo ha ribadito al ministro. Un’acquisizione scaturita dall’accordo di programma del 3 maggio 2017 con il quale si stabilì, «fra ministero dell’Ambiente, Regione, Comune di Bussi sul Tirino e Solvay l’acquisizione da parte del Comune dei siti inquinati (2A e 2B), al fine di rendere possibile l’utilizzo delle risorse finanziare pubbliche all’uopo stanziate». Risorse consistenti in 50 milioni di euro iniziali, assegnati al compianto commissario Adriano Goio (che ne utilizzò 5 per la messa in sicurezza della discarica Tremonti), operazione consentita dalla “Legge di conversione 26 febbraio 2011 n. 10 attinente a opere e interventi di bonifica e messa in sicurezza da attuare prioritariamente sulle aree industriali dismesse e siti limitrofi, al fine di consentirne la reindustrializzazione”. Lagatta fa partecipi anche il presidente della Regione Marco Marsilio e la Procura della Repubblica di Pescara. E lo fa perché lo scorso agosto è stata istituita una commissione di inchiesta per capire la validità delle motivazioni che ancora sono di ostacolo all’avvio della bonifica, i cui lavori sono stati già assegnati a un raggruppamento di imprese capeggiato dalla società belga Dec-Deme, costituita da Safond Martini srl, Elios Ambiente srl, Sidra società italiana dragaggi spa e Cooperativa San Martino soc.coop. Lavori assegnati, ma non contrattualizzati, poiché al ministero dell'Ambiente si ritiene che non vi sia legittimità all’utilizzo di fondi pubblici per bonificare una area il cui inquinamento è stato provocato da una ditta privata, la Edison, alla quale è subentrata nel 2002 la Solvay che ha lasciato il sito nel 2016 e fra i due colossi è in atto un contenzioso, ora finito al Consiglio di Stato per stabilire a chi spetta bonificare.
Una questione che non convince il sindaco Lagatta, che ribadisce che i fondi per la bonifica andrebbero utilizzati a danno del privato responsabile che dovrà restituire i soldi allo Stato. Aggiunge Lagatta, nella sua nota a Costa: «Inutile sottolineare che il protrarsi immotivato del ritardo nell’avvio delle opere di bonifica, rischia di creare pesanti e irreparabili conseguenze, non solo rispetto alle opere di reindustrializzazione ma, anche, per l’eventuale danno materiale ed economico che, in assenza di immediate e urgenti azioni da parte del competente Ministero, potrebbero crearsi nei confronti della scrivente amministrazione e dell’intera comunità locale». Lagatta conclude informando il ministro «che per aver adempiuto a quanto indicatomi dal ministero dell’Ambiente, l’accordo di programma del 3 maggio 2017, ho subito una denuncia, frutto di una strumentalizzazione politica, in seguito alla quale mi ritrovo indagato per il solo fatto di aver voluto velocizzare e facilitare l’inizio dei lavori».
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