Bonifica di Bussi, il sindaco: ecco la verità

Sfogo di Lagatta contro la commissione regionale d’inchiesta: sostiene le decisioni del ministero
BUSSI SUL TIRINO. Il sindaco Salvatore Lagatta proprio non ci sta a sentire che la Commissione regionale d'inchiesta su Bussi, oggi presieduta dal consigliere regionale Pd Antonio Blasioli, abbia il merito di aver fatto partire la bonifica delle discariche 2a e 2b del sito di Bussi.
Ci sono, ricorda Lagatta, oltre 13 anni di eventi documentati sulla questione Bussi e ben 4 decenni per ciò che attiene alla condizione delle discariche 2a e 2b. E spiega nel dettaglio. «La prima caratterizzazione di quelle aree, che è una operazione preventiva alla bonifica», ricorda Lagatta, «fu fatta nel 2002 da Ausimont e seguì nel 2009 quella di Solvay. Da questi studi si accertò un livello di inquinamento molto elevato che avrebbe richiesto una rapida messa in sicurezza. Ma i risultati non furono approvati dagli enti preposti (Regione, Provincia, Asl, Inail e Comune) e tutto rimase fermo fino ai nostri giorni». Fino a quando, dopo una estenuante battaglia portata avanti dall'amministrazione comunale, il 6 febbraio 2015, essendo divenuto il sito di interesse nazionale (Sin), il Ministero approvò lo studio quale documento propedeutico alla messa in sicurezza, poi ordinata dalla Procura di Pescara proprio per i ritardi accumulati.
L'intervento di Lagatta segue la conferenza stampa dei giorni scorsi, a Bussi, del Pd con Blasioli, con il consigliere comunale Pino De Dominicis e il segretario Pd Luigi Moscone. Il sindaco ricorda anche che nel 2017 le aree 2a e 2b furono acquisite dal Comune al prezzo simbolico di un euro proprio per poter permettere, divenendo di proprietà di ente pubblico, la loro bonifica, visto che c'era un imprenditore disposto ad acquisirle per poterle rendere disponibili a un insediamento industriale.
«Una decisione votata in consiglio comunale con voto favorevole del Pd, quando il dicastero dell'Ambiente era retto da un governo a partecipazione Pd. A tutto questo segue l'intervento di Solvay che si dichiara favorevole a eseguire la bonifica pur se di proprietà del Comune. Arriva però la determina della Provincia di Pescara che fa emergere che Edison è responsabile dell'inquinamento delle 2a e 2b e dunque Solvay abbandona le operazioni, informando il Ministero, dal quale», fa rilevare il sindaco, «ci si sarebbe aspettato una immediata ordinanza ad Edison di proseguire le operazioni di messa in sicurezza, che purtroppo è arrivata ben 18 mesi dopo, il 5 dicembre del 2019. Dunque», afferma Lagatta, «non sono stati né la Commissione regionale, né Blasioli a far partire le opere di messa in sicurezza». Ultimo rilievo di Lagatta attiene all’annullamento della gara di bonifica delle aree, vinta dalla Dec Deme e società collegate, da parte del ministero del governo Pd e 5 Stelle, e il ritiro dell'assegnazione dei 50 milioni di euro destinati allo scopo, fin da quando a sovrintendere alle operazioni era il commissario di Governo Adriano Goio.
Ad oggi le 2a e 2b sono state ricoperte da un telo che non consente infiltrazioni di acque superficiali per impedire il dilavamento degli strati sotterranei e il trasporto degli inquinanti: «Spacciare queste operazioni come propedeutiche a opere di bonifica», dice Lagatta, «è l'ennesima copertura politica a chi sta impedendo anche che la bonifica venga fatta a danno di Edison. Mi auguro che la Regione non rinnovi una Commissione che ha lavorato in netto contrasto con le decisioni della Regione stessa. È impensabile», conclude il sindaco di Bussi, «che mentre Regione e Comune impugnano al Tar la decisione di annullare la gara da parte del Ministero, Blasioli fa conferenze stampa a sostegno delle decisioni del Ministero».
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