Bonifica mai fatta, 4 indagati: nuove analisi nelle discariche

3 Settembre 2021

Finiscono sotto accusa i vertici della Edison, un funzionario della Solvay e il sindaco Lagatta Arta e carabinieri pronti a eseguire campionamenti alla ricerca di fonti dell’inquinamento

PESCARA. Sarà un atto irripetibile, disposto due giorni fa da un pool di magistrati della procura di Pescara, a stabilire se l'inquinamento che insiste nelle discariche 2A e 2B, attualmente di proprietà del Comune di Bussi, e che appartengono allo stesso territorio dove venne scoperta nel 2007 la mega discarica di rifiuti tossici e nocivi, continua a produrre i suoi effetti negativi e soprattutto a chi deve essere attribuita l'eventuale responsabilità di questo perenne inquinamento. Per questo motivo il procuratore aggiunto, Anna Rita Mantini, e i due sostituti, Anna Benigni e Luca Sciarretta (che nei mesi scorsi hanno aperto l'ennesimo fascicolo su Bussi), hanno notificato questo avviso di accertamento tecnico nei confronti dei soggetti che hanno operato su quel territorio e di chi ne è oggi il proprietario. Sul registro degli indagati figurano il presidente del consiglio di amministrazione della Edison, il francese Marc Banayoun, l'amministratore delegato della stessa società, Nicola Monti; e poi ancora Marco Colatarci della Solvay e il sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta, ente attualmente proprietario del terreno sotto inchiesta (che l’amministrazione acquistò al prezzo simbolico di un euro da Solvay), che tempo fa finì davanti al gup per quella vicenda dalla quale i protagonisti ne uscirono tutti indenni (una assoluzione, quella del sindaco, e quattro proscioglimenti).
Il 14 settembre prossimo, salvo rinvii imposti magari dalle avverse condizioni meteo, gli esperti dell’Arta e i carabinieri forestali che stanno conducendo le indagini, inizieranno una serie di prelievi in quelle discariche dove da ben due anni non sono stati realizzati lavori finalizzati a risolvere il problema dell’inquinamento. Da quei terreni sembra continui ad uscire del percolato che penetra nel sottosuolo di una zona piuttosto vasta, aumentando così il livello di inquinamento. Almeno stando agli studi eseguiti dall’Arta che in una relazione inviata a tutti i possibili referenti, dalla procura al ministero dell’Ambiente, ha segnalato questa disastrosa situazione.
La procura si è mossa anche su input dell’associazione “BusSINmovimento”, aprendo un fascicolo finalizzato ad accertare cosa è stato realmente fatto, ma soprattutto cosa non è stato fatto per la bonifica del sito che ha un’ampiezza di oltre 200 ettari di terreno a forte rischio inquinamento. E dunque l’atto irripetibile notificato alle parti interessate dovrà contribuire a fare chiarezza una volta per tutte su questo disastro ambientale di enormi proporzioni, come ha anche sostenuto nella sua relazione la Commissione regionale d’inchiesta: una relazione di 146 pagine sul Sito di interesse nazionale di Bussi sul Tirino - tutela della salute dei cittadini, bonifica e reindustrializzazione.
«Le attività di campionamento delle acque sotterranee», si legge nel provvedimento della procura, «saranno attuate da alcuni piezometri esistenti, situati nel Comune di Bussi, selezionando quelli posti a valle idrogeologica che si presentano in un numero compreso tra 5 e 7». E i magistrati, coadiuvati dal loro consulente tecnico, l’ingegnere Andrea Pugliese, hanno elencato tutte le attività necessarie per arrivare ad avere un quadro più chiaro della situazione. Comunque, in questi mesi la procura non è rimasta ferma, ma ha svolto una intensa attività investigativa con i carabinieri forestali, andando ad acquisire tutte le carte attinenti all'inchiesta, negli uffici dei vari enti interessati e a Roma al ministero dell’Ambiente, acquisendo anche le dichiarazioni di un alto dirigente dello stesso ministero, Laura D’Aprile, che sinteticamente avrebbe sostenuto che l’interruzione delle misure di prevenzione in quel territorio, potrebbero aver aggravato la situazione inquinamento. E dunque è sempre più necessario accertare in capo a chi insistono le eventuali responsabilità relative in particolare alla mancata bonifica del territorio inquinato, e soprattutto attuare tutti i passaggi tecnici per bloccare questo inquinamento perpetuo di quel tormentato territorio di Bussi, salvaguardando così, innanzitutto, la salute dei residenti.