Bot, fondi comuni, azioni. Ecco dove gli italiani mettono i soldi
PESCARA. Gli affanni bancari, la crisi di Montepaschi, la caduta dei rendimenti dei titoli di Stato e il senso generale di incertezza economia e politica influiscono non poco sui comportamenti dei...
PESCARA. Gli affanni bancari, la crisi di Montepaschi, la caduta dei rendimenti dei titoli di Stato e il senso generale di incertezza economia e politica influiscono non poco sui comportamenti dei risparmiatori. Secondo una indagine Prometeia, al momento di effettuare investimenti, gli italiani preferiscono sempre di più tenere i propri soldi sotto controllo attraverso strumenti liquidi (conti correnti e depositi a vista) allontanandosi, ad esempio, dalle obbligazioni.
Ma cosa conviene fare nel 2017? Il consulente finanziario Fabrizio Alloggia, private banker presso Banca Patrimoni Sella, ci accompagna da esperto nella complessa realtà del risparmio.
STRUMENTI DI LIQUIDITÀ. I numeri di Prometeia dicono che le famiglie preferiscono avere la disponibilità immediata del denaro accumulato: un terzo dei 4 miliardi di ricchezza complessiva confluiscono in questi prodotti. I conti di deposito, ad esempio, riescono ancora ad offrire un rendimento netto dell’1%. Elemento che ancora attira. «La corsa agli strumenti liquidi - spiega Alloggia - si è creata a causa dei rendimenti negativi dei titoli di Stato. Chi investe preferisce tenere i soldi su un conto vincolato che offrirà un rendimento certo a 12 o 24 mesi. In prospettiva la tendenza resterà questa anche nel primo semestre in quanto i tassi rimarranno negativi ma nella seconda parte dell’anno, con la riduzione del Quantitative easing della Banca centrale potrebbero risalire».
POLIZZE E FONDI. Il 22% degli investimenti si dirigono sul terzo pilastro. E, secondo Alloggia, l’attrattività dipende molto dal beneficio fiscale e dalla necessità di andare a sostituire la previdenza pubblica. Le polizze in particolare, argomenta l’esperto, «sono vantaggiose fiscalmente, generalmente non sono sequestrabili e non sono sottoposte a tassa di successione». Inoltre le «gestioni separate» hanno continuato ad offrire rendimenti annui generalmente superiori al 2%.
AZIONI E PARTECIPAZIONI. Il 20% degli investimenti sono allocati in questo settore. Ma la convenienza, nel 2017, potrebbe essere di breve durata. «Vedo bene gli investimenti in beni azionari finché ci sarà l’ondata di Trump che ha promesso taglio della spesa pubblica, investimenti e riduzione delle tasse ma dopo, anche con le elezioni in Francia e Germania, alleggerirei il portafoglio».
OBBLIGAZIONI. «Era l’investimento tranquillo per non rischiare ma ora è un campo minato» avverte Alloggia spiegando che «è molto meglio essere cauti e tenersi lontani dalle obbligazioni nel 2017». Ma se si vuole tentare «è preferibile andare sui finanziari e sui bancari subordinati stando ovviamente molto attenti all’emittente. In alternativa le obbligazioni corporate selezionando le aziende fortemente patrimonializzate».
BOT. Altre note dolenti. «Nel mercato italiano - dice Alloggia - potremmo avere picchi sullo spread come si è visto in occasione del referendum. Inoltre sul mercato potrebbe influire la stabilità a rischio del governo il quale tra l’altro, dovendo intervenire in soccorso del comparto bancario, potrebbe avere problemi di affidabilità e di bilancio».
FONDI COMUNI. «Si tratta dell’evergreen dell’investimento» dice Alloggia. L’esperto spiega che il segreto sta nello «scegliere i singoli prodotti, diversificando l’investimento e distribuendo il rischio». «Anche nei momenti di crisi Fondi Comuni e Sicav hanno consentito di arrivare a ottenere rendimenti positivi sostituendo i deludenti rendimenti dei titoli di Stato».
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