Botte, insulti e violenze alla moglie Marito condannato a quattro anni

Dopo anni di vessazioni, la donna ha vinto la paura delle minacce subite e ha denunciato il coniuge Il 68enne di Pescara è accusato di violenza sessuale e maltrattamenti. Decisivo il racconto di un figlio
PESCARA. Quattro anni di reclusione con la riduzione di un terzo della pena per il rito abbreviato.
È questa la condanna che il gup Elio Bongrazio ha comminato a un marito violento che negli anni, nel rapporto con la moglie, non si è certo risparmiato, tenendo dei comportamenti che vanno ben oltre il famoso codice rosso.
Per l’imputato, A.P., pescarese di 68 anni (difeso dall’avvocato Gianluca Carlone), il pm Anna Benigni dopo la sua requisitoria aveva chiesto una condanna ad 8 anni, poi ridotta dal giudice che ha assorbito il reato di sequestro di persona con quello di maltrattamenti, tenendo in piedi il reato più grave di violenza sessuale.
La parte offesa, madre di due figli ormai adulti (assistita dall'avvocatessa Danielle Mastrangelo, nonché consigliera di parità in Provincia), si decise forse troppo tardi a denunciare una serie di episodi che solo a leggerli, nella lunga denuncia presentata in questura nell'agosto del 2019, fanno venire i brividi.
Per capire meglio i termini della vicenda basta leggere alcuni passi del capo di imputazione stilato dal pm Marina Tommolini: «Maltrattava la moglie sottoponendola ad un regime di vita vessatorio, umiliandola e picchiandola ripetutamente, costringendola a provvedere a pulire le pareti dopo averle volontariamente sporcate con le proprie feci a mò di dispetto: costringendola altresì, con la forza, ad avere rapporti sessuali contro la sua volontà, manifestando devianze sessuali»: episodi che non è possibile riportare, che vanno oltre ogni immaginazione, contribuendo a disegnare una personalità estremamente particolare e violenta.
Stando alla denuncia, l’uomo le avrebbe lesinato i soldi anche per le incombenze familiare giornaliere per i figli. Insomma, una vita d'inferno che la vittima ha sopportato per molti anni sia perché la sua educazione familiare era piuttosto all'antica e forse i genitori non avrebbero capito, sia perché ogni volta che subiva una violenza di qualsiasi genere, era poi costretta anche a subire le minacce del marito: che le diceva che avrebbe dato una versione dei fatti diversa, tanto da far dubitare della serietà della moglie.
La donna si sarebbe aperta con i figli soltanto molti anni dopo, quando erano ormai adulti, ma anche qui trovò una iniziale diffidenza da parte loro. Poi però anche il figlio, sentito dagli investigatori, parlò del genitore come di un padre-padrone violento soprattutto con la madre e con una tendenza sessuale deviata, spiegandola, agli investigatori, in riferimento a un episodio al quale aveva casualmente assistito in casa.
La sentenza letta dal giudice è piuttosto pesante: «Colpevole dei delitti di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale aggravata, in essa assorbito il delitto di sequestro di persona (quando la vittima venne chiusa a chiave nella camera da letto, costretta a sottostare alle volontà sessuali del marito ndr)», e quindi la condanna a quattro anni per il rito scelto. E poi ancora una serie di interdizioni e il risarcimento alla parte offesa che dovrà essere quantificato in sede civile.
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