Bozzi: vi racconto il coraggio dei nostri alpini nel Kosovo

Il dramma balcanico, gli scontri e i feriti: parla il comandante originario di Gessopalena
Il segreto di un buon comandante è quello di trasformare la sua passione in una missione condivisa. Soprattutto nei momenti più difficili, come in Kosovo il 29 maggio scorso, quando 15 militari italiani, tutti appartenenti al 9° Reggimento Alpini L’Aquila della Brigata Taurinense, sono stati feriti durante i violenti scontri tra serbi e albanesi.
Tra quei militari c’erano sette abruzzesi, di Trasacco, Castellafiume, L’Aquila, Teramo e del Chietino. Abruzzesi come il loro comandante, il colonnello Mario Bozzi, orgoglioso delle sue origini di Gessopalena, il paese di Domenico Troilo che guidò la gloriosa Brigata Maiella. Ed è al Centro, il quotidiano degli abruzzesi, che il colonnello Bozzi, Comandante del Regional Command West di Kfor, ha voluto rilasciare in esclusiva la sua prima intervista sui fatti drammatici di fine maggio. Lo fa oggi, che i 15 feriti sono tutti rientrati in Italia. Il suo primo pensiero va agli alpini con i quali condivide la stessa passione di militari italiani della pace.
Colonnello Mario Bozzi, innanzitutto come stanno i ragazzi feriti durante gli scontri?
«I militari coinvolti migliorano di giorno in giorno, anche chi aveva inizialmente una situazione un po’ più articolata è in fase di recupero. Rivolgo a tutti loro il mio sincero augurio per una piena e pronta guarigione, unendomi alle parole del Comandante di Kfor, il Generale di Divisione Angelo Michele Ristuccia».
Comandante, si aspettava una situazione come quella accaduta il 29 maggio scorso?
«Tutti gli alpini che hanno contenuto le violenze dei manifestanti si sono addestrati fin dalla fase di approntamento pre-missione in Italia. Questo per essere pronti ad affrontare situazioni reali come è accaduto. Hanno successivamente ripetuto, nel mese di gennaio scorso, appena giunti in teatro operativo, un ulteriore ciclo di addestramento specifico per le operazioni di controllo della folla, svolto sotto la supervisione di istruttori della Kfor. Le votazioni nei 4 comuni a Nord a maggioranza serba: Zvecan, Zubin Potok, Leposavic e Mitrovica nord, svolte il 23 aprile scorso, sono state boicottate da parte dei cittadini Kosovo-serbi. Ciò ha permesso l’elezione di sindaci di etnia Kosovo-albanese. Nei giorni antecedenti si è rilevato un graduale innalzamento della tensione che, il 29 maggio, è sfociata negli scontri in prossimità del municipio di Zvecan, subito dopo l’insediamento del sindaco appena eletto».
Ci racconti quali sono stati i momenti più drammatici, come li ha affrontati e quali sono stati i primi ordini dati ai suoi uomini?
«Il personale italiano si trovava distaccato sotto il comando statunitense (Regional Command East – Rce, ndr), responsabile dell’area operativa dove insistono i 4 comuni, come disposto dal comando di Kfor. Questo con il preciso compito di rinforzare la cornice di sicurezza proprio in due dei quattro comuni a Nord. Appena giunte le prime informazioni sugli scontri, in sinergia con il comando Kfor e tramite la sala operativa del nostro contingente, abbiamo coordinato le operazioni, mettendo in sicurezza tutti gli operatori sul terreno, con focus prioritario sui feriti. Questi sono stati immediatamente soccorsi e stabilizzati sul posto, grazie al personale qualificato soccorritore militare dell’Esercito Italiano, normalmente inquadrato all’interno del dispositivo di manovra, per essere successivamente trasferiti nelle strutture sanitarie della Kosovo Force».
Subito dopo gli scontri che cosa ha detto ai suoi alpini, soprattutto a quelli abruzzesi?
«A tutti gli alpini ho ribadito il profondo orgoglio nell’essere il loro Comandante. In assenza delle forze di Kfor, pronte a interporsi tra i manifestanti serbi e la polizia kosovara, la situazione sarebbe senza dubbio degenerata portando a esiti di gran lunga più gravi, dando vita a una tragica escalation, con delle ripercussioni inimmaginabili in tutto il Paese».
C’erano hardliner? Chi sono e chi li manda?
«Ci sono delle immagini e dei filmati sugli scontri a Zvecan. Tutto il materiale è al vaglio delle Autorità competenti che stanno conducendo le indagini al fine di identificare i manifestanti violenti e gli eventuali mandanti».
Com’è ora la situazione in Kosovo?
«Anche nei giorni dopo gli scontri, una folla di persone appartenenti alla comunità serba, si è ripetutamente radunata e concentrata all’esterno degli edifici comunali, fortunatamente in modo pacifico e senza mettere in atto ulteriori violenze. Ma attualmente la situazione, pur rimanendo tesa a causa della situazione politica in corso, è apparentemente calma».
Mantenere la pace è difficile. Lei ci spera?
«Tutti speriamo nella convivenza pacifica fra le parti e, come sancito dalla Risoluzione 1244 del 1999 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Kfor opera in maniera imparziale per mantenere la libertà di movimento nonché la sicurezza e la stabilità di tutte le comunità del Kosovo, attraverso il supporto della Comunità Internazionale».
Qual è attualmente l’ostacolo più grande?
«Nell’ultimo periodo abbiamo assistito all’adozione di azioni unilaterali che hanno portato le parti in causa a un allontanamento reciproco.
È necessario tornare a intraprendere la via del dialogo costruttivo evitando l’utilizzo di narrative di parte».
Ha pensato spesso all’Abruzzo e alla sua Gessopalena in questi ultimi giorni?
«Tutti i giorni penso all’Abruzzo, alla mia Gessopalena, a mia madre, ai miei familiari e alle amicizie coltivate fin dall’infanzia.
È un posto unico e meraviglioso, che ha una vista privilegiata sul massiccio della Maiella, ed è proprio vedendo quotidianamente fin da bambino quelle cime, ascoltando le gesta eroiche degli uomini della Brigata Maiella, che proprio in quei luoghi è stata fondata, e dei suoi patrioti, tra cui Domenico Troilo, che ho maturato la scelta di diventare un ufficiale delle Truppe Alpine».
Infine, quando potrà tornare a casa?
«Il 9° Reggimento Alpini è alla guida del Regional Command - West di Kfor ormai dallo scorso mese di gennaio con un mandato semestrale. Insieme a tutti gli alpini abruzzesi sono ansioso di poter rientrare appena tutti gli obiettivi prefissati verranno raggiunti».
Grazie Comandante Bozzi per quello che fa nella missione in Kosovo. L’aspettiamo presto nel nostro Abruzzo.
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