Brioni, al via gli scioperi con l’80% di adesioni

Penne. Ieri la prima delle 16 ore di astensione dal lavoro programmate dai sindacati «Invitiamo l’azienda a un incontro per trovare soluzioni su orario e flessibilità»
PENNE. I lavoratori di Brioni Roma Style, il comparto produttivo di casa Brioni, ieri hanno messo in atto la prima delle 16 ore di sciopero programmate dalle organizzazioni sindacali.
A manifestare in segno di protesta, nei confronti delle scelte aziendali del gruppo Kering, dal 2012 proprietario di Brioni, è stato oltre l’80% dei lavoratori. «È stata una risposta importantissima di adesione allo sciopero», hanno commentato i rappresentanti sindacali Antonio Perseo (Filctem Cgil), Leonardo D’Addazio (Femca Cisl), e Luca Piersante (Uiltec Uil), «nei tre siti abruzzesi da parte dei lavoratori e delle lavoratrici della Brioni Roman Style. Una risposta ben superiore al numero di quanti avevano già bocciato la proposta lavorativa formulata lo scorso dicembre dal Ceo Brioni, Fabrizio Malverdi. Non possiamo che ribadire le nostre posizioni e le nostre richieste. Invitiamo l’azienda a un incontro per trovare soluzioni sia nella vertenza su orario di lavoro e flessibilità, sia sulla discussione che riguarda il contratto integrativo. Chiediamo certezze sul futuro dei siti e dei 1021 posti di lavoro, non solo nell'immediato futuro. Chiediamo chiarezza e trasparenza», vanno avanti i sindacati. «sulle strategie di Kering sul marchio Brioni, che oggi risulta perdente sotto tutti i punti di vista, e sui siti produttivi Roman Style». A dicembre scorso i lavoratori Brioni hanno votato la conferma della modalità contrattuale a 32 ore per i full time; 16 ore per i part time e una flessibilità rispettosa del contratto nazionale del lavoro di categoria; una maggiorazione del 12% delle prime 48 ore pagate mensilmente e una maggiorazione del 15% dalla 48ª alla 104ª ora pagata mensilmente.
Respinta la proposta di Malverdi che prevedeva un aumento di 2 ore lavorative e, dunque, un passaggio a 34 ore per i full time e a 18 per i part time; una flessibilità con una maggiorazione del 15% nelle prime 104 ore, pagata annualmente; una maggiorazione del 12% dopo le 104 ore, pagata mensilmente, e una maggiorazione del 18% per i facoltativi pagata mensilmente. In particolare, i sindacati chiedono ai vertici del gruppo Kering il rispetto del contratto nazionale tessile per quanto concerne la flessibilità.
Nell’esercizio 2018 il gruppo francese Kering ha chiuso con un fatturato da 13,66 miliardi di euro e un utile netto di 3,7 milioni. Numeri impressionanti quelli di Kering che però non fotografano bene la realtà Brioni, che oramai da diversi anni non riesce a tornare ai vertici di un tempo. Il vero motore del gruppo francese resta infatti Gucci, che nel 2018 ha registrato un incremento del 33,4% dei ricavi e ha superato gli otto miliardi di euro di vendite annuali. Niente a che vedere con i numeri di Brioni, che anche a livello creativo negli ultimi anni non ha mostrato stabilità. Dal 10 settembre scorso la maison d’alta moda vestina ha un nuovo direttore creativo, Norbert Stumpfl, il terzo negli ultimi tre anni. Prima di lui si sono avvicendati Nina-Maria Nitsche e l’australiano Justin O’Shea, rimasto in Brioni solamente sette mesi.
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