Brioni, la camiceria verso lo stop Cassa integrazione da gennaio

Nell’incontro di ieri promosso dalla Regione l’azienda ha confermato la volontà di chiudere due settori I sindacati sul piede di guerra: «Non firmeremo una mobilità forzata. Si usino i contratti di solidarietà»
PENNE. Nessun accordo, nessun passo in avanti. Anzi. È sempre più in bilico il futuro lavorativo di 321 lavoratori della Brioni in esubero. Ieri il confronto convocato dall'assessore regionale alle politiche del lavoro, Pietro Quaresimale, ha certificato la forte divergenza tra i dirigenti Brioni ed i rappresentanti sindacali. I vertici aziendali hanno annunciato la volontà a dicembre prossimo di chiudere i reparti di camiceria, lasciando il personale in cassa integrazione fino ad ottobre 2022.
«L'azienda ha fatto sapere che, a causa della scarsa adesione al percorso di ammortizzatori sociali dei lavoratori Roman Style (comparto produttivo Brioni), che prevede cassa integrazione fino ad ottobre 2022 e a seguire 24 mesi di Naspi, accompagnati da un incentivo all'esodo, ha sentito la necessità negli ultimi giorni di agosto di sollecitare i lavoratori dei reparti di maglieria e camiceria ad aderire al percorso di fuoriuscita dall'azienda», hanno sottolineato unitariamente i rappresentanti sindacali Deborah Del Fiacco (Uiltec-Uil), Antonio Perseo (CGIL) e Leonardo D'Addazio (Femca-Cisl). Ad oggi sono una sessantina, su 321 esuberi complessivi, i lavoratori che hanno firmato l'accordo di uscita volontaria. Troppo pochi per l'azienda. Oltre a Quaresimale, ai sindacati e all'assessore alle attività produttive del Comune di Penne, Gilberto Petrucci, hanno preso parte al confronto anche il direttore delle operazioni industriali Brioni, Vittorio Quattrone, il capo delle risorse umane Alessandro Paparelli e il dirigente Pierpaolo Petrucci (risorse umane). «Sul verbale del Mise del 13 aprile scorso non c’è traccia della chiusura del reparto di camiceria, e neppure sull'accordo del 22 giugno», incalzano i rappresentanti dei lavoratori. «Chiediamo di non chiudere questi reparti, e sottolineiamo che non firmeranno una mobilità forzata, né ora e né mai. La nostra proposta», proseguono i sindacati, è di «utilizzare anche dopo l'ottobre 2022 strumenti alternativi, a partire dal contratto di solidarietà, per evitare l’impatto sociale non a chiacchiere, ma con i fatti». Di certo c'è che le parti mai come in questo momento sono state distanti. «A questo punto non escludiamo ulteriori forme di protesta. Continueremo a coinvolgere istituzioni e organizzazioni sindacali locali, regionali e nazionali, e metteremo a conoscenza i media locali, regionali e nazionali, di tutta la vertenza di Brioni», concludono Cgil, Cisl e Uil. La dirigenza Brioni sembra però aver imboccato in maniera decisa la strada del ridimensionamento della forza produttiva, con una grave ripercussione per tutto il tessuto economico e sociale dell'area vestina. Oggi il comparto produttivo Brioni dell'area vestina, conta 958 lavoratori: 618 nella sede di Penne, 228 a Montebello Di Bertona (camiceria, pantalonificio e maglieria) e 112 a Civitella Casanova (taglio e logistica).

