Brioni, nuovo vertice al ministero Cento lavoratori ancora a rischio

Domani l’incontro al dicastero dello Sviluppo economico con rappresentanti regionali e sindacati Si punta a bloccare i tagli annunciati dall’azienda di alta moda al comparto produttivo Roman style
PENNE. La vertenza Brioni torna sui banchi del ministero dello Sviluppo economico. Domani, alle 9 si ritroveranno attorno al tavolo ministeriale i rappresentanti del governo, di Regione Abruzzo e Regione Lombardia, i vertici dirigenziali Brioni e i rappresentanti nazionali e territoriali di Cgil, Cisl e Uil. Tavolo necessario considerata la difficile situazione che stanno vivendo i lavoratori Brioni, in particolare quelli del comparto produttivo Roman style.
Ad aprile scorso, i vertici Brioni hanno previsto l'esubero di 321 lavoratori negli stabilimenti di Penne, Montebello di Bertona e Civitella Casanova. Ad oggi sono circa 200 i lavoratori che hanno già firmato l'uscita dalla storica sartoria pennese da quando è iniziata la vertenza. Tutti i lavoratori che hanno firmato, comunque, resteranno al lavoro fino ad ottobre 2022, quando scadrà la cassa integrazione straordinaria per Covid. Gli ultimi ad accettare l'uscita incentivata sono stati i lavoratori dei reparti di maglieria e camiceria. Rispetto ai 321 esuberi dichiarati dai vertici Brioni al ministero lo scorso aprile, restano comunque ancora a serio rischio un centinaio di lavoratori. La decisione di chiudere la maglieria prodotta internamente contrasta anche con i numeri fatti registrare nell'ultimo anno.
L'ultima stagione ha evidenziato una produzione di maglieria interna di 5.630 capi (quella dei 15 dipendenti di maglieria Roman style) più 3.210 prodotti da tre maglifici esterni. Anche la camiceria sarà fermata. Brioni ha deciso di ridimensionare esclusivamente la produzione dei tre siti produttivi dell'area vestina, mentre la camiceria formale prodotta a Curno (56 dipendenti), in Provincia di Bergamo, non sarà toccata da questa riorganizzazione. La decisione di chiudere i reparti di maglieria e camiceria ha alzato la guardia anche tra i sindacati territoriali, che il 23 e 24 settembre scorso hanno dichiarato due giornate di sciopero. «La scelta strategica di chiudere questi reparti, anche perché ritenuti attività esternalizzabili, fa alzare il livello di guardia e ci fa pensare che questa possa essere solo la punta dell’iceberg, con il timore che la sorte che oggi sta toccando maglieria e camiceria, possa essere anche la sorte delle altre linee», precisarono un mese fa esatto i sindacati. Domani, nel tavolo ministeriale, se ne saprà di più e i sindacati chiederanno il sostegno delle istituzioni per far sì che i lavoratori ottengano gli ammortizzatori sociali necessari per contrastare questo difficile periodo di crisi.

