Brioni, per il futuro si punta sull’export in Cina e in Russia

Al tavolo del ministero l’azienda svela ai sindacati i piani occupazionali, di investimento e di marketing
PENNE. La situazione produttiva e occupazionale di Brioni è stata sviscerata venerdì mattina al tavolo di monitoraggio che si è tenuto al ministero dello Sviluppo economico a Roma.
È da tempo che i sindacati chiedevano il vertice per fare il punto della situazione sullo stato di salute della maison d’alta moda maschile vestina, dal 2012 parte del gruppo della holding francese Kering. Al tavolo, oltre al vice capo di gabinetto Giorgio Sorial, hanno partecipato i rappresentanti dell’azienda, della Regione Abruzzo e della Regione Lombardia (in rappresentanza dello stabilimento Brioni di Cuneo) e le sigle sindacali.
All’esito del tavolo, restano preoccupati i sindacati, ma c’è la consapevolezza che l’accordo raggiunto nel marzo scorso con l’azienda ha quantomeno scongiurato diversi licenziamenti: «L’azienda ha di nuovo presentato un piano che prevede un investimento del 6% del fatturato in comunicazione, ma che nel frattempo conferma», spiegano i sindacati, «un trend negativo sui dati delle vendite Brioni, fatta eccezione per la linea “essential” e per il “su misura”. L'inizio del 2019 è stato caratterizzato da una piccola ripresa anche della giacca formale nello stagionale. Come organizzazioni sindacali abbiamo ribadito le nostre perplessità sugli investimenti, sull’organizzazione del lavoro e sul piano industriale. Il ministero, dal canto suo, si è dichiarato disponibile a lavorare insieme con azienda e organizzazioni sindacali per monitorare costantemente la situazione».
Durante l’incontro è inoltre emerso come, senza l’accordo sottoscritto tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, gli altri marchi del gruppo Kering (Gucci, Bottega Veneta, Yves Saint Laurent e Balenciaga) non avrebbero dato più il lavoro a Roman Style - il comparto produttivo di Brioni - e di conseguenza il rischio di licenziamenti sarebbe divenuto concreto, dato che il 35% dei capi lavorati arrivano dai marchi del gruppo Kering.
Per i lavoratori di Brioni è stato fondamentale accettare l’accordo aziendale e lavorare i capi degli altri brand Kering per poter salvaguardare il posto di lavoro. I dirigenti Brioni hanno illustrato l’andamento finanziario del 2018, che si è dimostrato stabile.
Adesso, il nuovo piano industriale prevede la diversificazione delle linee di abbigliamento in base alla fascia d’età dei clienti, in particolare quella più giovane.
Tra le linee strategiche del piano ci sono anche un incremento della produttività e dell’export verso i mercati nazionali ed esteri tra i quali, in particolare, quello cinese e russo, che nell’ultimo periodo si sono rivelati favorevoli. L’azienda ha inoltre spiegato che uno dei fattori fondamentali che concorrono al rilancio del marchio è il marketing, finalizzato a diffondere la qualità del made in Italy nel mondo.
«È obiettivo di questo tavolo lavorare in sinergia affinché le esigenze dell’azienda e dei lavoratori trovino un punto di incontro», ha affermato il vice capo di gabinetto Sorial, «con l’obiettivo comune di rilanciare l’azienda. È quindi fondamentale», ha concluso, «che l’azienda continui a investire sempre di più sulle linee di produzione per garantire lo stesso livello qualitativo del prodotto, che costituisce la base del successo di un marchio famoso in tutto il mondo, salvaguardando i livelli occupazionali e la valorizzazione delle proprie professionalità».
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