Brioni, scontro sul contratto Sindacati sul piede di guerra

Penne. Sott’accusa i licenziamenti individuali e il pagamento dei permessi Chiola (Rsu Cisl): dopo il nostro no, comportamento unilaterale dell’azienda
PENNE. Sindacati sul piede di guerra in casa Brioni. Ieri mattina i rappresentanti delle sigle sindacali si sono ritrovati alle 10,30 dinanzi alla sede di Brioni, a Penne, per manifestare il proprio dissenso sulla situazione che stanno vivendo i lavoratori della maison d’alta moda vestina.
Dopo la decisione dei lavoratori, a dicembre scorso, di bocciare la modalità contrattuale proposta dall’ad Fabrizio Malverdi, i sindacati lamentano un cambio d’atteggiamento da parte dell’azienda verso i lavoratori. «C’è una rottura tra le sigle sindacali e l’azienda», spiega Maria Carmela Chiola, del coordinamento Rsu Cisl. «A nostro avviso c’erano delle cose che si potevano migliorare rispetto al contratto proposto, ma l’azienda ha posto il veto. Da questo è scaturito un comportamento unilaterale dell’azienda, con licenziamenti individuali e con prese di posizione anche per quanto riguarda i pagamenti delle ore di permesso dei lavoratori. Abbiamo chiesto che ci si attenesse a quanto previsto dal contratto nazionale del lavoro, ma l’azienda ha posto un muro», spiega ancora Chiola. Molto duro nei confronti dell’azienda anche Achille Laguardia del coordinamento Rsu Cgil. «L’azienda ha consegnato delle lettere a dei lavoratori che hanno banca-ore negativa, quindi un debito, facendo loro il calcolo monetario del debito accumulato. Al contrario non è stato fatto lo stesso discorso con i lavoratori che hanno accumulato un credito nei confronti dell’azienda. Questa diversità tra banca-ore, negativa e positiva, è dovuta proprio alla scarsa organizzazione che la dirigenza ha dimostrato in questi ultimi anni», sottolinea Laguardia.
A dicembre scorso i lavoratori hanno votato la conferma della modalità contrattuale a 32 ore per i full time, 16 ore per i part time e una flessibilità rispettosa del contratto nazionale di categoria, una maggiorazione del 12% delle prime 48 ore pagate mensilmente, e una maggiorazione del 15%, dalla 48ª alla 104ª ora pagata mensilmente. Respinta la proposta di Malverdi che prevedeva un aumento di 2 ore lavorative, e un passaggio a 34 ore per i full time e a 18 per i part time. Una flessibilità con una maggiorazione del 15% nelle prime 104 ore, pagata annualmente. Una maggiorazione del 12% dopo le 104 ore, pagata mensilmente, e una maggiorazione del 18% per i facoltativi, pagata mensilmente. «Abbiamo evidenziato che non riusciamo a comprendere perché il gruppo Kering, a cui ci rivolgiamo, non obblighi il rispetto del contratto nazionale tessile per quanto concerne la flessibilità, visto che lo richiede per tutte le aziende “facon” a cui affida le proprie lavorazioni in barba al codice etico di cui si fregia», sottolineano i rappresentanti sindacali Antonio Perseo (Filctem Cgil), Leonardo D’Addazio (Femca Cisl), Luca Piersante (Uiltec Uil).

