Brioni, trovata ipotesi di accordo tra i sindacati e i vertici aziendali
Oggi sarà illustrato ai lavoratori in assemblea negli stabilimenti di Penne, Montebello e Civitella Al centro della trattativa: flessibilità, passaggio a 34 ore settimanali per i full time e a 18 per i part time
PENNE. Ipotesi d’accordo tra le organizzazioni sindacali e i vertici di Brioni. Martedì sera, dopo 14 ore di trattativa, le parti sono arrivate a un’ipotesi d’accordo che oggi sarà illustrata nelle assemblee in programma negli stabilimenti vestini di Brioni a Penne, Montebello di Bertona e Civitella Casanova. I lavoratori saranno chiamati a esprimere il loro parere sulla flessibilità, sul passaggio da 32 a 34 ore settimanali per i full-time e da 16 a 18 per i part-time, e sul nuovo orario di lavoro che sarà unico per tutti e tre gli stabilimenti.
L’ipotesi di accordo prevede un congelamento temporaneo dell’accordo integrativo fino al 30 giugno, a salvaguardia dell’economia generale dei lavoratori. I seggi per votare saranno aperti lunedì 4 marzo dalle 9 alle 15.
«Pensiamo di aver ottenuto il miglior risultato possibile per i lavoratori della Roman Style», commentano i rappresentanti sindacali Leonardo D’Addazio (Femca Cisl), Antonio Perseo (Filctem Cgil) e Luca Piersante (Uiltec Uil), «in considerazione del momento storico che sta attraversando l’azienda. Ma continueremo ad aver alta la soglia d’attenzione per un’azienda che ormai da un decennio è in sofferenza». Per l’azienda Brioni hanno preso parte al tavolo di lavoro il direttore delle risorse umane Ivan Mazzei; il capo del personale, Federico Esposito, e il direttore suplly chain, Nicola Di Marcoberardino; per Confindustria Chieti-Pescara Massimo Cervellini.
Dal 10 settembre scorso la maison d’alta moda vestina ha un nuovo direttore creativo, il terzo negli ultimi tre anni. È il giovane austriaco Norbert Stumpfl che ha sostituito Nina-Maria Nitsche, entrata a dirigere le collezioni e l’immagine aziendale di Brioni il 15 giugno 2017, dopo 23 anni trascorsi da Maison Martin Margiela, e che solo lo scorso giugno a Parigi ha presentato la collezione primavera-estate 2019 Brioni. Prima di Nina-Maria Nitsche, la linea creativa venne affidata all’australiano Justin O’Shea, rimasto in Brioni sette mesi, e prima ancora al designer inglese Brendan Mullane. Mullane (ex Hermès, Louis Vuitton, Burberry, Givenchy e Alexander McQueen), dal 2011 al febbraio 2016 è stato il primo direttore creativo della storia di Brioni. Prima di allora Brioni aveva sempre utilizzato stilisti interni per la linea creativa. Di certo c’è che per i vertici aziendali Brioni sarà fondamentale far salire il numero delle commesse per tornare ai fasti di un tempo. Nel 2018 il gruppo francese Kering, proprietario di Brioni dal 2011, ha chiuso con un fatturato da 13,66 miliardi di euro e un utile netto di 3,7 milioni. Numeri impressionanti che però non fotografano bene la realtà Brioni, che da diversi anni non riesce a tornare ai vertici di un tempo. Il vero motore del gruppo francese resta infatti Gucci, che nel 2018 ha registrato un incremento del 33,4% dei ricavi e ha superato gli otto miliardi di euro di vendite annuali.

