Bruno, a casa dopo 43 giorni d’ospedale

Ciarfella, stella pescarese del tango, guarito dalla malattia: «Nei momenti più difficili mi aiutavano i messaggi vocali»
PESCARA. È uscito dall’ospedale venerdì sera, e la prima cosa che ha fatto ieri mattina è stata mettersi a prendere il sole sul balcone. Per Bruno Ciarfella è appena finito un incubo durato 43 giorni: tanto è andato avanti il ricovero in ospedale, a causa del coronavirus, del 38enne ballerino e istruttore di tango.
«È iniziato tutto ai primi di marzo, con la febbre alta che non scendeva neanche con la tachipirina», racconta Ciarfella, «dopo quattro giorni ho chiamato il 118 e mi sono fatto venire a prendere. Si pensava fosse una polmonite, e non il coronavirus, così sono rimasto diversi giorni nel reparto di Medicina senza che mi venisse fatto il tampone». Che in realtà quella febbre alta fosse dovuta al Covid-19, era lui stesso a non aspettarselo: «Era stato fuori l’ultima volta un mese prima, a Bologna, quindi non sospettavo di essere in contratto con persone positive al virus. Credo perciò che il contagio sia avvenuto in seguito qui a Pescara».
Dopo qualche giorno in Medicina, sono arrivati i momenti più brutti: la positività al Covid, i problemi respiratori, l’intubamento, i sedativi, la terapia intensiva, la tracheotomia per consentire la respirazione. Praticamente un inferno, con almeno venti giorni in cui Bruno ha davvero avuto paura di non farcela. «È stata durissima, ho avuto paura, anche se ero poco cosciente perché ero sedato. Non potevo muovermi, ero pieno di fili»: così il ballerino di tango descrivi gli attimi peggiori del ricovero, nei quali però erano in tanti a fargli coraggio: «A partire dalla mia compagna Alessandra Moro, che gestisce con la scuola di tango Malvón», continua, «e poi le mie sorelle, mio cognato, tanti amici, tanti colleghi che mi mandavano messaggi. Non potevo comunicare con l’esterno ma mi facevano ascoltare i messaggi vocali di incoraggiamento che mi arrivavano. A cosa pensavo in quei momenti? Alla vita normale: uscire, camminare, fare una doccia, stare al sole: riassaporare le cose essenziali ma semplici della vita. Qualsiasi cosa normale da piccola diventa grandissima in quella situazione. E ovviamente pensavo al tango, pensavo che volevo ballare».
Bruno Ciarfella infatti nel settore è un eccellenza: nel 2015, in coppia con la compagna Alessandra, si è laureato campione italiano, e l’anno successivo è stato finalista ai campionati mondiali a Buones Aires, come lo è stato in più occasioni ai campionati europei. E tanti messaggi di incoraggiamento sono arrivati dall’estero: «Mi hanno scritto messaggi di auguri dall’Argentina, dall’Asia, dalla Francia, dalla Germania: un po’ da ogni parte del mondo mi hanno riempito di incoraggiamenti: questo tipo di sostegno mi ha aiutato molto durante il ricovero, come ovviamente mi hanno aiutato i medici Terapia intensiva e di Malattie infettive che sono stati bravissimi: penso mi abbiano salvato la vita. Da lì, quando sono stato estubato, è stato tutto in discesa».
Alla fine la liberazione, con gli ultimi giorni di ricovero e le dimissioni di venerdì, per correre ad assaporare le cose, tanto semplici quanto preziose, della vita: «La prima cosa che ho voluto fare è stare al sole sul balcone con la mia compagna», confessa Bruno. In attesa di tornare sulla pista da ballo, ovviamente.
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