Bruzzone lancia l’appello: non lasciamo sole le donne

La criminologa all’università di Chieti: «Bisogna trovare la forza di denunciare» L’analisi: «Uomini immaturi ed egoisti non tollerano la fine di una relazione»
CHIETI. «È importante che le donne denuncino chi fa loro del male, ma è altrettanto importante che non vengano lasciate sole e questo perché tante volte loro la forza di denunciare non ce l’hanno». È un appello quello che rivolge Roberta Bruzzone, criminologa e psicologa forense, ieri a Chieti, per un seminario dell’università d’Annunzio, dopo l’ennesimo femminicidio in Italia. Stavolta, in Abruzzo, a Miglianico. Un appello rivolto a tutti.
Su quello che è accaduto alla mamma di 41 anni, Eliana Maiori Caratella, uccisa con un colpo di pistola dal compagno, Giovanni Carbone, che idea si è fatta?
«Mi pare che fosse una donna già segnalata ai servizi sociali per questioni legate alla precedente relazione. Poi aveva iniziato un rapporto sentimentale con l’uomo che l’ha uccisa. Un soggetto con precedenti, che aveva già manifestato un’indole malevola. Probabilmente, per amore dei figli, non ha segnalato la gravità delle situazioni che si stavano verificando».
Per cercare di evitare che si verifichino ancora tragedie del genere cosa si può e deve fare?
«La problematica va affrontata a livello culturale. Anche quest’anno i dati ci dicono che oltre 100 donne sono state ammazzate da partner o ex. Bisogna cambiare radicalmente il modello di approccio a livello culturale, va ricreato un modo diverso di relazionarsi fra maschi e femmine rispetto all'attuale che invece è fortemente connotato da una asimmetria di potere fra maschi e femmine, con i maschi che ritengono di poter controllare la vita delle donne, soprattutto delle loro donne».
Questi uomini hanno personalità particolari?
«I protagonisti delle vicende di cui è piena la cronaca cambiano. Cambiano i nomi, cambiano i volti, ma i copioni che vanno in scena alla fine sono sempre gli stessi. Uomini profondamente immaturi, egoisti, egocentrici, autoreferenziali, molto focalizzati su se stessi e sui propri bisogni, che non riescono a tollerare l'umiliazione che deriva dalla fine di una relazione. Non possono sopportare di essere stati lasciati da una donna, di conseguenza la puniscono nella maniera peggiore possibile. Di qui la necessità di elaborare dei modelli educativi e di relazione fra i generi, diversi da quelli che ancora oggi dominano il panorama cognitivo, psicologico e affettivo della stragrande maggioranza degli italiani».
In Italia c’è il Codice rosso, esiste una legge a tutela delle donne, funziona?
«La normativa comprende tutta una serie di misure, ma è necessario che le donne denuncino e questo non viene fatto abbastanza. Non possiamo pensare di affrontare il problema, inasprendo leggi o con condanne ancora più severe, ma dobbiamo ragionare su una trasformazione culturale e puntare sulla prevenzione».
Concretamente?
«Dobbiamo lavorare in maniera diversa sulla mente degli uomini e delle donne di qualunque età, soprattutto sui più giovani. Dobbiamo insegnare ai ragazzi che si può stare insieme senza dover possedere qualcun altro e senza doverlo controllare in maniera asfittica e onnipotente. Bisogna far capire loro che si può uscire da una relazione senza che l'altro ne debba pagare conseguenze gravi».
Tornando all'omicidio di Miglianico, cosa è scattato nella testa dell'assassino? Prima ha ucciso, poi si è costituito.
«La gran parte di queste persone non tollerano l’umiliazione di essere stati lasciati. Ciò provoca in loro una profonda ferita narcisistica, una vergogna sociale verso gli altri uomini, che li porta a pianificare, a progettare con ferocia e lucidità una modo per vendicarsi».

