Buche, dossi e saliscendi Pescara non è per le bici

Dal lungomare alla Strada parco, un continuo percorso a ostacoli
PESCARA. Le piste ciclabili della città? Come andare sulle montagne russe. E se riuscite a tornare a casa sani e salvi, voi e il vostro mezzo a due ruote, potete ritenervi fortunati. Pescara è ancora lontana dal diventare una città a misura di ciclisti. Ovunque si pedali, infatti, il pericolo è dietro l’angolo, improvviso, infìdo, pronto a rovinare un’uscita in sella battezzata per il relax.
Basti considerare il percorso lungo la Strada parco, a esempio: è un continuo saliscendi tra dune, fossi, asfalti deformati dalle radici degli alberi che esplodono in superficie, piccole voragini di sabbia e mattoncini, che si aprono all'improvviso lungo il tratto, come accade nei pressi del parco Sabucchi, tronchi tagliati di netto, canneti incolti ai bordi della carreggiata, fronde degli alberi spezzati e palme che quasi toccano terra.
Per oltrepassare le piante esotiche piazzate sulle aiuole che separano le due carreggiate bisogna abbassare la testa, anche in velocità, per non rischiare di essere falciati in pieno viso.
Impossibile attraversare su due ruote la pista ciclabile sulla Strada parco nel tratto tra viale Leopoldo Muzii (ingresso Conservatorio) e via Cavour, il punto più malmesso dell'intero percorso che dal centro cittadino arriva fino a Montesilvano.
Si rischia di rompersi l'osso del collo anche solo camminando a piedi sulle radici che ormai hanno creato avvallamenti e dune a prova di bacino, sia per i pedoni sia per i ciclisti. I quali, difatti, scelgono l'altra carreggiata per volare comodamente anche su skate e pattini. Ieri pomeriggio, sulla strada all'altezza del Conservatorio, un grosso ramo di un albero violaceo si è staccato ed è finito a terra bloccando il percorso ciclabile.
La pista è ormai ridotta a un ammasso di asfalto accartocciato con i cordoli di travertino spezzati, divelti e ripiegati contro gli alberi a causa della potenza delle radici che disegnano in superficie un paesaggio lunare.
Pericoli per i ciclisti, ma anche per chi passeggia. Una residente cammina sulle dune di asfalto crepato. Inciampa sulle voragini e poi si riprende. Indica lo sfacelo intorno a sè e si sbraccia: «Possiamo camminare su una strada così? Ma qualcuno dal Comune se ne accorge come stiamo messi?», è il suo ammonimento, destinato a cadere nel vuoto.
Si balla, in sella a bici e tricicli, anche sulla pista ciclabile verde acqua sul lungomare, nel tratto tra la nave di Cascella e la Madonnina. Un paio di chilometri di percorso dal centro fino alla zona portuale, completamente disconnesso.
Tra i saliscendi che delimitano gli accessi pedonali sbiaditi, gli avvallamenti, le buche, non c'è neppure un metro di asfalto liscio. Finito il percorso in sella a una bicicletta, la schiena è a pezzi e le ruote dei mezzi messe a dura prova.
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