Bufera su Attiva, 35 precari fanno causa

Mentre prosegue il maxi concorso per 61 posti, gli interinali vanno in tribunale e chiedono il reintegro nel posto di lavoro
PESCARA. Sono 35 i lavoratori precari dell’Attiva che hanno già chiamato un avvocato per fare causa alla società dei rifiuti: sono 7 anni che i loro contratti di lavoro interinali vengono prorogati e, adesso, i dipendenti chiedono il posto fisso. Succede mentre il concorsone per 61 posti a tempo indeterminato va avanti – dopo le preselezioni con 2.337 candidati sono in corso le prove pratiche – ed entro la fine dell’anno decreterà i vincitori. I precari hanno presentato un’istanza al giudice del Lavoro del tribunale di Pescara: aspettano una sentenza che potrebbe essere già scritta. Sì perché c’è un precedente che potrebbe orientare la decisione: un dipendente a tempo determinato, Camillo D’Addario, ha fatto causa contro i contratti precari in successione e il giudice Massimo Di Cesare ha accolto il ricorso dichiarando «la nullità dei termini finali dei contratti di lavoro interinali» e ha stabilito l’esistenza di un «rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato» tra D’Addario e l’Attiva. La sentenza ha ordinato il reintegro del dipendente nel posto di lavoro, oltre al risarcimento del danno e al pagamento delle spese legali. Ma Attiva contesta la sentenza e non vuole fare quello che ha ordinato il giudice: «Preannunciando l’impugnazione della sentenza, Attiva ha rappresentato di non voler dare seguito al provvedimento giudiziario», dice l’avvocato Carlo Alfani di Montesilvano in un’istanza al sindaco Pd Marco Alessandrini e al presidente Pd del consiglio comunale Antonio Blasioli.
Un bufera su Attiva che potrebbe ritrovarsi con i 61 vincitori della selezione e altri 35 precari da stabilizzare su disposizione del tribunale. Infatti, se i 35 dipendenti hanno gli stessi requisiti del primo ricorrente, il tribunale potrebbe ordinare un reintegro in massa mentre il concorso è già arrivato al giro di boa delle prove pratiche per 183 aspiranti operatori ecologici.
Ma una decisione del genere sarebbe un danno erariale provocato da Attiva? La risposta è sì per i dipendenti che, oltre alla causa al tribunale del Lavoro, hanno mandato un esposto alla procura regionale della Corte dei conti: una denuncia che prende spunto da una relazione di Attiva in cui si ammette che «i lavoratori interinali hanno consentito la sostituzione sia dei lavoratori giunti a fine carriera, sia di quelli sottoposti a procedimenti espulsivi» e che «vi è un cospicuo numero di lavoratori somministrati che vengono utilizzati anche in posizioni non caratterizzate da stagionalità o temporaneità». Queste rivelazioni sono contenute nel piano triennale 2014-2016 di Attiva, firmato dal direttore generale Massimo Del Bianco e dall’amministratore unico Domenico Di Michele. Lo stesso piano spiega «le motivazioni alla base dell’impiego massiccio» dei precari e cioè «la enorme confusione normativa che, a partire dal 2008, ha dapprima messo in dubbio la stessa sopravvivenza delle spa pubbliche e, successivamente, in più occasioni, ha posto vincoli – peraltro fumosi – alle assunzioni.
L’avvocato dei dipendenti sottolinea: «Sembra superfluo rilevare che la sentenza del primo ricorrente, così come l’ingiustificata posizione presa dalla Attiva, unitamente alle istanze degli altri dipendenti, sono causa di esborsi economici ingiustificati».
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